18 Maggio 2026 10:36
Operazione antimafia che ha colpito la Sacra Corona Unita nel brindisino e leccese.
📰 Blitz Antimafia: Decapitate le Frange Mesagnesi e Torresi della Sacra Corona Unita
Una vasta operazione antimafia ha colpito la criminalità organizzata pugliese. I Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno eseguito un importante blitz.
L’operazione è stata diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Lecce.
Obiettivo: smantellare le frange mesagnesi e torresi della Sacra Corona Unita (SCU).
Il risultato è l’emissione di 14 misure cautelari. Un duro colpo inferto al clan.
L’azione si è svolta nelle province di Brindisi, Lecce e Chieti. I Carabinieri hanno agito con il supporto di reparti speciali.
I Numeri dell’Operazione e il Sequestro Strategico
Sono state emesse tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tredici persone sono state arrestate.
Un totale di 14 persone sono state imputate a vario titolo. Le accuse sono pesantissime.
Si va dall’associazione di tipo mafioso al concorso esterno. Si aggiungono reati come usura ed estorsioni.
Truffa ai danni dello Stato, lesioni personali e traffico di stupefacenti completano il quadro.
L’operazione include anche un sequestro preventivo. Colpito un immobile e l’attività commerciale al suo interno.
Il valore stimato di questo sequestro è di circa 600 mila euro.
Questo luogo non era un semplice esercizio commerciale. Era la base operativa e logistica dell’organizzazione.
Era la sede stabile per le riunioni e gli incontri degli affiliati.
La Catena di Comando e l’Inizio delle Indagini
Le indagini preliminari sono state dirette dalla DDA di Lecce. Sono state condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Brindisi.
L’attività investigativa è durata due anni. Dal giugno 2020 al giugno 2022.
Tutto è iniziato dopo il ritorno in libertà del promotore e organizzatore dell’associazione.
Si tratta di un elemento di spicco del clan SCU denominato “PASIMENI–VITALE–VICIENTINO”.
Le indagini hanno dimostrato la persistente operatività del clan. Nonostante gli arresti, l’organizzazione era attiva.
Il successo investigativo è il frutto di un lavoro meticoloso. Sono state utilizzate anche avanzate tecniche di indagine.
Direttive dal Carcere e il Pagamento del “Punto”
Il Nucleo Investigativo ha tracciato la catena di comando. Hanno dimostrato una struttura gerarchica rigida.
Il capo impartiva le direttive direttamente dal carcere. Utilizzava il nipote come intermediario.
Il nipote fungeva da tramite con il luogotenente sul territorio.
L’indagine ha documentato la feroce egemonia criminale del gruppo. Questa egemonia era imposta su tutto il territorio di riferimento.
Il potere dell’organizzazione si basava sull’estorsione. I proventi servivano per sostenere i detenuti.
Il promotore riscuoteva un pagamento specifico. Era chiamato il “punto” o il “pensiero”.
Questo denaro veniva preteso dagli spacciatori attivi nell’area. Era un vero e proprio pizzo sul traffico di droga.
I proventi illeciti garantivano il mantenimento del capo in carcere. Assicuravano anche il sostentamento economico delle famiglie degli affiliati.
Controllo Territoriale, Violenza e Interessi Comuni
Il capo manteneva stretti rapporti con altri capi gruppo. Interagiva con esponenti della SCU di altri territori.
Pretendeva il rispetto delle reciproche sfere di competenza territoriale.
Concordava strategie per la gestione di interessi illeciti. Si occupava anche di risolvere i conflitti sulla spartizione.
Inoltre, dirigeva e organizzava il traffico di stupefacenti.
Il controllo territoriale era imposto con la violenza. Non esitavano a compiere pestaggi.
Le azioni violente avevano duplice scopo. Proteggere i propri accoliti e recuperare i crediti insoluti. Soprattutto quelli dei pusher in debito.
A ciò si aggiungevano le estorsioni armate sistematiche. Erano perpetrate ai danni di imprenditori e commercianti locali.
Finanza Illecita: Usura e Riciclaggio di Denaro
L’organizzazione non si limitava ai reati tradizionali. Era profondamente radicata nelle attività finanziarie illecite.
Si dedicava all’usura in modo sistematico. Concedeva prestiti a tassi di interesse esorbitanti.
Praticava anche il riciclaggio di denaro. Lo faceva attraverso la gestione illecita di una rete di giochi.
Questi canali di giochi e scommesse online erano non autorizzati. Un modo per ripulire i proventi sporchi.
La Pressione Costante dell’Arma e i Risultati
Durante il corso delle indagini, l’azione dei militari è stata immediata. Hanno effettuato altri 13 arresti in flagranza di reato.
Hanno sequestrato complessivamente oltre 2 kg di stupefacenti. Tra questi cocaina, marijuana e hashish.
Questo dimostra la costante pressione dell’Arma sul fenomeno criminale.
Complessivamente, il procedimento penale vede indagati 34 soggetti. L’operazione “anti-SCU” ha disarticolato una rete pericolosa.
L’attività della DDA di Lecce e dei Carabinieri di Brindisi ha riaffermato la legalità. Un segnale forte contro la criminalità organizzata.



