Pasquale Neri Bova Marina: una storia e un ricordo importante per tutti.
Pasquale Neri Bova Marina non è solo un nome inciso su una lapide. È memoria viva, è sacrificio, è la storia di un uomo comune morto per servire il suo paese sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale.
Nella foto che ci è stata inviata si legge una frase potentissima, incisa sul marmo bianco: “La verità r-esiste”. Sotto, la dedica: “In memoria di Pasquale Neri, morto durante i bombardamenti l’1 Settembre 1943 per servire il paese di Bova Marina.”
Una lapide semplice, posata a terra, circondata da sassi e da un po’ d’erba. Ma dietro quella semplicità c’è una delle pagine più drammatiche che la Calabria abbia mai vissuto.
Chi era Pasquale Neri e cosa accadde l’1 settembre 1943
Per capire la vicenda di Pasquale Neri Bova Marina dobbiamo tornare all’estate del 1943. L’Italia è spaccata in due. Il fascismo è caduto, l’armistizio dell’8 settembre è a poche ore, ma nessuno lo sa ancora. Gli Alleati stanno risalendo lo Stivale.
Il 3 settembre 1943 scatta l’Operazione Baytown: l’8ª Armata britannica sbarca in Calabria, tra Reggio Calabria e Bova Marina. Ma già nei giorni precedenti, aerei americani e inglesi martellano la costa ionica per indebolire le postazioni tedesche in ritirata verso le montagne dell’Aspromonte.
Bova Marina, all’epoca piccolo borgo marinaro, diventa un obiettivo strategico. La ferrovia, il porto di fortuna, la strada statale Jonica. Gli americani cercano i tedeschi, ma a pagare sono i civili.
È in questo inferno che muore Pasquale Neri. Non era un soldato al fronte. Era un cittadino che stava servendo il suo paese. Le testimonianze locali raccontano di uomini rimasti a prestare servizio civile, a mettere in sicurezza, ad aiutare la popolazione mentre tutti scappavano. Il 1 settembre 1943, un giorno prima dello sbarco, un’incursione aerea lo colpisce a morte.
Bova Marina sotto le bombe: perché fu bombardata
Molti si chiedono: perché Bova Marina fu duramente bombardata?
Come riportano anche le fonti storiche della Città Metropolitana di Reggio Calabria, durante la Seconda Guerra Mondiale Bova Marina fu duramente bombardata dagli americani in cerca dei tedeschi in fuga verso le montagne.
La costa tra Bova Marina, Locri, Siderno e Catanzaro era piena di P-40 e A-20 americani in azione. I tedeschi facevano saltare ponti e gallerie per rallentare l’avanzata alleata. Gli Alleati rispondevano bombardando ogni possibile via di fuga.
Per la popolazione fu un massacro. La gente dormiva nelle campagne, in capanne di fortuna, per paura delle incursioni. Il suono delle sirene era quotidiano. L’1 e il 2 settembre 1943 furono i giorni più terribili, quelli che precedettero lo sbarco vero e proprio.
In questo contesto si inserisce il sacrificio di Pasquale Neri.
“La verità r-esiste”: il significato di una frase che è un manifesto
La lapide posata il 17 aprile 2016 dall’Amministrazione Comunale di Bova Marina non dice “La verità resiste”. Dice “La verità r-esiste”. Con il trattino.
Non è un errore. È una scelta voluta, poetica e politica. R-esiste significa che esiste di nuovo, che torna a esistere dopo essere stata nascosta, dimenticata, sepolta sotto la retorica.
Per 73 anni, la storia di Pasquale Neri è rimasta nella memoria orale dei più anziani. Nessuna via, nessuna cerimonia ufficiale. Poi, nel 2016, l’amministrazione ha deciso di restituirgli dignità. Di far r-esistere la verità.
È un messaggio attualissimo. In un tempo in cui la memoria storica svanisce velocemente, quel piccolo monumento di marmo bianco ci ricorda che gli eroi non sono solo quelli sui libri di scuola. Sono anche i nostri nonni che non sono scappati, che sono rimasti a spegnere un incendio, a portare l’acqua, a servire il Comune mentre le bombe cadevano.
Dove si trova il monumento a Pasquale Neri
Il cippo dedicato a Pasquale Neri si trova a Bova Marina, in una piccola area verde, poco distante dal lungomare. È una stele semplice, non monumentale, proprio per questo più emozionante.
La scelta di non metterlo in una piazza centrale, ma in un luogo raccolto, lo rende intimo. Chi si ferma a leggerlo lo fa perché vuole farlo. E quando lo legge, si ferma davvero. La foto scattata di notte, con la luce artificiale che illumina il marmo, restituisce tutta la forza di questo luogo della memoria.
Se visiti Bova Marina, fermati. Leggi quel nome. È un gesto di rispetto che dobbiamo a chi ha permesso, con il suo sacrificio, che Bova Marina potesse rinascere.
Perché ricordare Pasquale Neri oggi è più importante che mai
Ricordare la storia di Pasquale Neri Bova Marina oggi non è solo un esercizio di nostalgia.
Bova Marina è cambiata tantissimo dopo la guerra. Come raccontano le cronache, dopo l’alluvione che colpì la Bovesia, molti abitanti di Bova Superiore scesero a valle e Bova Marina conobbe un grande incremento demografico. Diventò il centro della Grecanica, il paese del mare, del turismo, dell’accoglienza.
Ma quella rinascita ha radici nel sacrificio di chi, come Pasquale Neri, non ha visto il dopoguerra. Ha dato la vita proprio mentre stava per arrivare la libertà.
In un periodo in cui si parla di guerra tutti i giorni in tv, ma come di qualcosa di lontano, la lapide di Pasquale Neri ci riporta alla realtà concreta della guerra: non sono numeri, sono nomi. Sono persone che muoiono mentre servono il proprio paese.
La memoria non è un peso. È un’ancora.
Conclusione: un invito a non dimenticare
La storia di Pasquale Neri Bova Marina è la storia di tanti italiani dimenticati. Uomini semplici, morti nei giorni confusi tra la caduta del fascismo e l’armistizio, quando non si capiva più chi era nemico e chi era amico.
Il suo monumento con la scritta “La verità r-esiste” è un invito. Un invito a cercare, a chiedere ai nostri anziani, a non accontentarci della storia ufficiale.
Se hai parenti o conosci qualcuno che ha vissuto i bombardamenti di Bova Marina del settembre 1943, raccogli la sua testimonianza. Registrala. Scrivi. Perché ogni volta che un testimone muore, una parte di verità rischia di non r-esistere più.
Pasquale Neri è morto per servire Bova Marina. Il minimo che possiamo fare, 80 anni dopo, è ricordarlo.
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