9 Agosto 2026 08:45
Platì e le sue pietre storia e leggende: il libro che racconta l’Aspromonte più misterioso
Platì e le sue pietre storia e leggende è molto più di un libro di storia locale. È un viaggio dentro l’Aspromonte più segreto e complesso, quello a monte di Platì, dove i nomi dei luoghi da soli evocano maledizioni e tormenti. Rocche dell’Agonia, Rocche degli Smaleditti, Aria del Vento, Rocca da Strìcha. Toponimi aspri come le rupi che indicano, intrisi di memoria, paura e rispetto. A questo territorio è dedicato il volume di Enzo e Antonio Galluccio edito da Laruffa Editore, che intreccia documentazione storica, tradizioni popolari e racconti tramandati nel tempo.
Il libro offre una prospettiva autentica sulle vicende e sull’immaginario legati a Platì, comune dell’entroterra reggino spesso raccontato solo attraverso cronache distorte, e che qui ritrova la sua dimensione più profonda. Quella di un paese di pastori, di pietra e di silenzi, dove ogni costone e ogni valle profonda che si impenna verso la dorsale degli altipiani custodisce una storia.
Uno dei punti di forza dell’opera è la capacità di unire storia e leggenda senza confondere i due piani, ma anzi mostrando come entrambi contribuiscano a costruire la memoria collettiva di una comunità. La narrazione è coinvolgente e accessibile, rendendo il volume interessante sia per chi conosce già il territorio sia per chi desidera scoprirlo per la prima volta. Non è un saggio accademico freddo, ma un racconto vivo che sa parlare a tutti.
Gli autori, Enzo e Antonio Galluccio, si sono affidati alla guida di Mimmo Catanzariti che li ha introdotti nel mondo dei pastori, autentici conoscitori di quel regno minerale. Utili le integrazioni offerte dai video realizzati col drone da Antonio, che permettono di vedere dall’alto quel dedalo di costoni e valli profonde altrimenti difficile da immaginare. Con un approfondimento dell’archeologo Antonio Vescio che aggiunge rigore scientifico alla narrazione.
Rocche dell’Agonia e Rocche degli Smaleditti: quando il nome è già una leggenda
Già i nomi dei luoghi raccontano una storia. Nell’Aspromonte la toponomastica non è mai casuale. Rocche dell’Agonia, Rocche degli Smaleditti, Aria del Vento, Rocca da Strìcha. Sono nomi che evocano maledizioni, tormenti di un territorio difficile, dove la vita è sempre stata una lotta contro la pietra, il vento e l’isolamento.
Le Rocche dell’Agonia, per esempio, richiamano alla mente un luogo di sofferenza, forse un punto dove i pastori perdevano le bestie o dove avvenivano incidenti. Le Rocche degli Smaleditti, i maledetti, portano con sé l’idea di un luogo scomodo, maledetto appunto, da evitare o da affrontare con rispetto e con preghiera. L’Aria del Vento è un valico esposto dove il vento dell’Aspromonte taglia la pelle e rende difficile anche solo stare in piedi. Rocca da Strìcha, la rocca della strega, apre immediatamente alla dimensione del fantastico e della credenza popolare.
Nel libro di Galluccio questi toponimi vengono recuperati, spiegati, contestualizzati. Non sono solo etichette su una mappa, ma frammenti di memoria orale che rischiano di scomparire con la scomparsa dei pastori più anziani. Mimmo Catanzariti, guida preziosa degli autori, è proprio uno di quegli uomini che conosce ogni pietra, ogni sentiero, ogni anfratto perché ci ha vissuto dentro. I pastori sono gli autentici conoscitori di quel regno minerale, perché lo hanno attraversato per decenni con le greggi, dormendo nei dammusi di pietra e leggendo il cielo per capire il tempo.
La forza del libro sta nel restituire dignità a questi nomi. Non sono folklore da cartolina, ma geografia dell’anima. Raccontano come una comunità ha letto il proprio territorio, come lo ha nominato per esorcizzarlo, come lo ha reso familiare anche quando era ostile. Leggere l’elenco di questi luoghi è già un viaggio.
Platì e il suo territorio: un dedalo di costoni e valli nell’Aspromonte
Platì si trova sul versante ionico dell’Aspromonte, a circa 300 metri sul livello del mare, ma il suo territorio comunale si estende fino alla dorsale degli altipiani, oltre i 1000 metri. È un’area tra le più complesse dell’intero massiccio aspromontano. Un dedalo di costoni e valli profonde, che si impennano verso l’alto con rupi impressionanti, fiumare che in inverno diventano impetuose e in estate scompaiono tra i sassi, boschi di leccio e castagno che all’improvviso si aprono su radure di pietra.
Questa complessità orografica ha segnato la storia di Platì. Per secoli il paese è stato isolato, raggiungibile solo attraverso mulattiere. L’economia era basata sulla pastorizia transumante, sul bosco e su una povera agricoltura di montagna. Ogni famiglia conosceva le proprie terre, le proprie sorgenti, le proprie pietre. E ogni pietra aveva una storia.
Il libro di Enzo e Antonio Galluccio riesce a rendere questa complessità con una scrittura chiara e con il supporto delle immagini dal drone. I video realizzati da Antonio Galluccio sono un’integrazione fondamentale. Visti dall’alto, i costoni, le rupi, le fiumare rivelano una geometria selvaggia e affascinante. Si capisce perché quel territorio sia stato per secoli rifugio, frontiera, luogo di leggende. Il drone permette di cogliere l’insieme, la vastità, l’isolamento.
All’interno di questo paesaggio si muovono le storie degli uomini. Briganti, pastori, carbonai, boscaioli, donne che portavano l’acqua per chilometri. Il libro non fa sconti, non idealizza. Racconta la durezza, ma anche la solidarietà, la capacità di adattamento, la cultura materiale fatta di muretti a secco, di capanne di pietra, di incisioni rupestri.
Storia e leggenda: il metodo del libro di Enzo e Antonio Galluccio
Uno degli aspetti più apprezzati di Platì e le sue pietre è il metodo. Gli autori non confondono storia e leggenda, ma le tengono distinte e mostrano come entrambe contribuiscano a costruire la memoria collettiva. La storia è fatta di documenti d’archivio, di catasti, di atti notarili, di relazioni di viaggiatori e di studi archeologici. La leggenda è fatta di racconti orali, di credenze, di paure, di modi per spiegare l’inspiegabile.
Per esempio, una rupe isolata può essere stata teatro di una frana documentata nel 1800 e allo stesso tempo essere considerata abitata da spiriti perché di notte si sentono strani rumori dovuti al vento tra le rocce. Entrambe le versioni sono vere, a modo loro. La prima spiega il fatto geologico, la seconda spiega come la comunità ha elaborato quel fatto e lo ha trasformato in racconto per tramandarlo.
In questo equilibrio si inserisce l’approfondimento dell’archeologo Antonio Vescio. Il suo contributo permette di ancorare alcune narrazioni a dati materiali. Presenze greche, romane, medievali. Incisioni, resti di fortificazioni, tracce di insediamenti pastorali antichi. L’Aspromonte non è un deserto di storia, è un territorio stratificato che ha visto passare popoli e culture. Vescio aiuta a leggere queste stratificazioni con rigore, senza cadere nel sensazionalismo.
Il risultato è una lettura consigliata a chi ama la storia locale, le tradizioni e le leggende popolari. Un libro che invita a riflettere sul valore della memoria e sull’importanza di custodire e tramandare il patrimonio culturale delle comunità, riuscendo a coniugare divulgazione e passione per il territorio. Edito da Laruffa Editore, casa editrice reggina da sempre attenta alle storie di Calabria, è disponibile anche con contenuti multimediali collegati.
Perché leggere Platì e le sue pietre oggi
Leggere oggi un libro come Platì e le sue pietre storia e leggende significa compiere un atto di resistenza culturale. Significa scegliere di guardare alla Calabria interna, quella lontana dalle spiagge affollate, quella dei paesi che rischiano lo spopolamento, e scoprire che lì c’è un patrimonio immenso di storie, di nomi, di saperi.
Significa anche ridare voce ai pastori, figure che stanno scomparendo e che con loro portano via un’enciclopedia vivente di toponimi, di sentieri, di tecniche di sopravvivenza. Mimmo Catanzariti, guida degli autori, rappresenta questa generazione di custodi. Senza di lui molte di quelle storie sarebbero andate perdute.
Il libro è utile anche per chi fa trekking e vuole esplorare l’Aspromonte con occhi diversi. Non come un semplice sfondo per una foto sui social, ma come un territorio vivo, che va rispettato, capito, ascoltato. Sapere che una roccia si chiama Rocca da Strìcha cambia il modo di guardarla. Non è più solo pietra, è racconto.
Infine, è un libro che parla di identità. Platì è stata spesso raccontata dall’esterno con stereotipi. Questo volume restituisce la parola alla comunità, alla sua memoria profonda. Mostra che dietro ogni pietra c’è una storia, dietro ogni leggenda c’è una verità umana. E che custodire queste storie significa custodire il futuro di una comunità. Un invito a camminare, a chiedere, ad ascoltare, prima che sia troppo tardi.































