Ordine Medici Roma: una nota importante che mette un paletto al servizio pubblico in Pronto Soccorso
L’Ordine dei Medici di Roma lancia l’allarme: 12 ore di attesa in pronto soccorso non possono diventare la normalità. Le parole di Antonio Magi e le proposte per uscire dalla crisi.
Cosa dice l’Ordine dei Medici romano
Attesa pronto soccorso Roma: l’allarme dell’Ordine dei Medici – 12 ore non sono normalità
L’attesa pronto soccorso Roma è arrivata a un punto di rottura. Dodici ore su una barella, in un corridoio affollato, in attesa di una visita, di un esame o di un posto letto. Una scena che purtroppo molti cittadini della Capitale hanno vissuto di persona. Ora a dirlo a chiare lettere è anche l’Ordine dei Medici di Roma: 12 ore di attesa in PS non possono e non devono diventare la normalità.
A lanciare il grido d’allarme è il presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi, in un’intervista ad Adnkronos Salute. Parole nette, che fotografano una crisi strutturale che va ben oltre la singola emergenza stagionale. Non si tratta più di un picco influenzale o di un’ondata di caldo. Si tratta di un sistema al collasso.
Perché un cittadino che arriva in pronto soccorso con un dolore toracico, una frattura o una crisi respiratoria deve attendere mezza giornata? E perché medici e infermieri sono costretti a lavorare in condizioni che mettono a rischio la sicurezza di tutti?
Le parole di Antonio Magi: basta rassegnarsi
Il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Roma è stato chiarissimo: non possiamo abituarci a questo.
“Non è accettabile che 12 ore di attesa diventino la normalità per chi accede al pronto soccorso”, è il senso del messaggio lanciato da Magi. Un tempo di attesa così lungo non è solo un disagio. È un fallimento organizzativo, un rischio clinico e un indicatore di un sistema sanitario che non riesce più a filtrare, accogliere e curare in modo appropriato.
Magi lo ripete da mesi: i pronto soccorso romani e laziali sono sotto una pressione insostenibile. Mancano medici, mancano infermieri, mancano posti letto nei reparti. E quando manca un anello della catena, tutto il resto si blocca. Il paziente resta in PS non perché deve essere curato lì, ma perché non c’è dove portarlo dopo.
Il fenomeno ha un nome tecnico: boarding. Significa che il paziente ha già ricevuto una diagnosi e l’indicazione al ricovero, ma rimane per ore, a volte per giorni, in pronto soccorso perché i reparti di Medicina, Geriatria, Ortopedia sono pieni.
Perché a Roma si aspetta fino a 12 ore in pronto soccorso?
Capire le cause dell’attesa pronto soccorso Roma è fondamentale per trovare soluzioni. Non è colpa del personale, che anzi sta reggendo il sistema con turni massacranti. Le cause sono multiple e intrecciate.
1. La carenza di personale strutturale
È il problema numero uno. I medici di pronto soccorso sono sempre meno. È una specialità usurante, a rischio aggressioni, con turni h24 e una responsabilità enorme. Molti giovani medici la evitano. Per coprire i turni, molte ASL e ospedali ricorrono ai cosiddetti “medici gettonisti”, pagati fino a 250 euro l’ora, contro i circa 45 euro di un medico strutturato. Una soluzione tampone costosissima che non garantisce continuità di cura.
2. Il blocco dei posti letto
Come denunciato più volte dall’Omceo, senza posti letto liberi nei reparti, il pronto soccorso non si svuota. A Roma, molti ospedali lavorano con un tasso di occupazione dei letti superiore al 95%. Basta un piccolo aumento degli accessi per mandare in tilt tutto.
3. Il sovraffollamento da codici bianchi e verdi
Oltre il 60% degli accessi in PS a Roma riguarda codici a bassa priorità che potrebbero essere gestiti altrove. Persone che non trovano il medico di famiglia, che non riescono a prenotare una visita specialistica in tempi brevi o che si rivolgono al PS perché è l’unico posto aperto h24. Questo intasa il triage e allunga i tempi per tutti.
4. La crisi della medicina territoriale
Ed è qui che si collega l’altro grande allarme lanciato da Magi in questi mesi. Le Case di Comunità, pilastro del PNRR per alleggerire gli ospedali, sono in gran parte ancora incomplete o solo parzialmente attive. I dati diffusi da Agenas riflettono quanto comunicato dalle Regioni: molte strutture risultano attivate sulla carta, ma mancano di personale e servizi. Senza un filtro territoriale forte, il pronto soccorso resta l’unica porta d’accesso.
I rischi di un’attesa di 12 ore: non è solo una questione di comfort
Attendere 12 ore in pronto soccorso non è solo stancante. È pericoloso.
Per il paziente, aumenta il rischio di complicanze, di peggioramento clinico non intercettato in tempo, di infezioni ospedaliere. Per una persona anziana, fragile, restare 12 ore su una barella in un corridoio rumoroso e affollato è un trauma.
Per medici e infermieri, lavorare con un sovraffollamento costante significa lavorare in condizioni di stress estremo, con un altissimo rischio di errore. Significa anche essere più esposti ad aggressioni verbali e fisiche da parte di utenti esasperati dall’attesa. Non a caso Omceo Roma e Opi Roma hanno chiesto unitariamente il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale per il personale in servizio in PS.
Per il sistema, è la perdita di fiducia dei cittadini nella sanità pubblica.
Cosa propone l’Ordine dei Medici per ridurre l’attesa in pronto soccorso
L’Ordine non si limita alla denuncia. Le proposte sul tavolo sono chiare e concrete.
Potenziare davvero la medicina territoriale. Le Case di Comunità devono diventare operative 7 giorni su 7, h24, con medici di famiglia, infermieri di comunità, specialisti e diagnostica di base. Solo così si può evitare che un codice bianco intasi il PS del San Camillo o del Policlinico Umberto I.
Assumere e stabilizzare il personale. Bisogna rendere attrattivo il lavoro in emergenza-urgenza. Aumentare l’indennità di rischio, portare l’orario a 38 ore per chi lavora in PS come in altri reparti usuranti, fermare lo spreco dei gettonisti per investire in contratti stabili. I medici ci sono, ma vanno messi nelle condizioni di restare.
Creare percorsi differenziati. In molti ospedali virtuosi funziona il modello del “See and Treat” gestito da infermieri esperti per i codici minori, e del Fast Track per inviare direttamente allo specialista i casi ortopedici o oculistici senza passare dal medico d’urgenza. A Roma questo modello va esteso ovunque.
Educare i cittadini all’uso corretto del PS. Come ricordato dall’iniziativa “Conoscere per scegliere” promossa dallo stesso Omceo Roma, il pronto soccorso non è un ambulatorio. Febbre alta da due giorni, mal di schiena cronico, richiesta di ricetta: non sono motivi per andare in PS. Serve una campagna informativa capillare su quando andare al PS, quando chiamare il 116117 (ex guardia medica) e quando rivolgersi al proprio medico di famiglia.
Sbloccare i ricoveri. Senza un aumento dei posti letto di Medicina e lungodegenza e senza un potenziamento delle dimissioni protette e delle RSA, il boarding continuerà a essere il collo di bottiglia principale.
Attesa pronto soccorso Roma: cosa può fare il cittadino oggi
In attesa di riforme strutturali, ci sono piccoli comportamenti che possono aiutare a ridurre il proprio tempo di attesa e quello degli altri.
Prima di recarti al PS, chiediti: è davvero un’urgenza? Se hai un codice bianco, la soluzione più veloce è spesso il medico di famiglia, la guardia medica o le Case di Comunità attive. Porta sempre con te la lista dei farmaci che assumi, le allergie, gli ultimi esami. Rispetta il triage: chi ha un codice rosso passerà sempre prima di te, anche se è arrivato dopo. E soprattutto, rispetta chi ti sta curando. L’aggressione non ridurrà mai il tuo tempo di attesa.
La denuncia dell’Ordine dei Medici di Roma deve essere un punto di svolta. Considerare normale attendere 12 ore in pronto soccorso significa aver già perso la battaglia per una sanità dignitosa. Roma, con i suoi quasi 4 milioni di abitanti e i milioni di turisti e pendolari, non può permetterselo.
La normalità deve tornare ad essere un pronto soccorso che accoglie in pochi minuti, visita in tempi rapidi e ricovera quando serve, senza barelle nei corridoi. È una questione di civiltà, prima ancora che di organizzazione sanitaria.
Concerto “Dai film ai veri supereroi”: un evento da non perdere al Chiostro del…
Incidente a Samarate: intervento tempestivo per una puntura animale Il recente intervento a Samarate (VA),…
Allo Scandinavium di Göteborg le azzurre della pallavolo femminile conquistano la terza vittoria consecutiva: Italia Svezia 3 a 0
Allo Scandinavium di Göteborg, l’Italia, dopo aver battuto la Croazia, ha sconfitto anche il Montenegro con lo stesso risultato di 3 a 0.
Un incidente stradale a Vergiate in via Golasecca ha richiesto l’intervento dei soccorsi nelle prime…







