Prostata: dai funghi champignon una possibile azione anti-cancro, cosa dice la scienza

 

Prostata: dai funghi champignon una possibile azione anti-cancro

La salute della prostata è uno dei temi più importanti per la prevenzione maschile dopo i 50 anni. Una notizia che arriva dagli Stati Uniti riapre un filone molto interessante: i comuni funghi champignon bianchi, quelli che troviamo al supermercato, potrebbero avere una possibile azione anti-cancro proprio sulla prostata. Non è una cura miracolosa e non sostituisce le terapie, ma la ricerca scientifica sta facendo passi avanti concreti.

Secondo quanto riportato da Adnkronos e approfondito dagli studi del City of Hope, uno dei più importanti centri di ricerca e cura del cancro in America, l’estratto di Agaricus bisporus, il prataiolo bianco coltivato in tutto il mondo, è al centro di una sperimentazione clinica di Fase II che sta dando risultati promettenti.

Prostata e alimentazione: perché i funghi finiscono sotto la lente

Da anni sappiamo che la prostata è molto sensibile allo stile di vita. Dieta ricca di grassi saturi, obesità, infiammazione cronica e stress ossidativo sono fattori che possono favorire lo sviluppo e la progressione del tumore prostatico.

I funghi, in questo quadro, hanno tre caratteristiche che interessano gli oncologi:

1. Sono ricchi di antiossidanti rari. In particolare di L-ergotioneina e glutatione, due molecole che aiutano le cellule a difendersi dallo stress ossidativo. Lo spiega anche lo studio giapponese pubblicato sull’International Journal of Cancer che ha seguito oltre 36.000 uomini per 13 anni: chi mangiava funghi una o due volte a settimana aveva un rischio di cancro alla prostata inferiore dell’8%, chi li mangiava tre o più volte a settimana arrivava a -17% rispetto a chi ne mangiava meno di una volta a settimana.

2. Hanno un’azione antinfiammatoria. L’infiammazione cronica è considerata uno dei motori che può trasformare una lesione prostatica benigna in qualcosa di più aggressivo.

3. Modulare il sistema immunitario. Ed è qui che la ricerca del City of Hope fa la differenza.

Cosa ha scoperto il City of Hope sulla prostata

Il team guidato dal biologo del cancro Shiuan Chen sta lavorando da anni seguendo le rigide linee guida della FDA americana. L’obiettivo è ambizioso: dimostrare che un alimento comune può diventare un nutraceutico, cioè un supporto nutrizionale con effetti clinici misurabili.

Il ragionamento è questo: il tumore alla prostata, come molti tumori solidi, si difende dal nostro sistema immunitario producendo un tipo di cellule chiamate MDSC, cellule soppressive derivate dai mieloidi. Queste cellule spengono di fatto i linfociti T, i nostri soldati anti-tumore.

Nello studio di Fase I, i ricercatori hanno somministrato per mesi un estratto concentrato di funghi champignon bianchi a pazienti con tumore alla prostata in progressione biochimica, cioè con PSA in risalita dopo intervento o radioterapia. Il risultato? In alcuni pazienti si è vista una riduzione delle MDSC circolanti nel sangue e una diminuzione della tossicità.

Ora è in corso la Fase II randomizzata. Nei modelli animali, l’estratto ha ritardato la crescita del tumore e aumentato la sopravvivenza. Nell’uomo, i dati preliminari pubblicati su Clinical and Translational Medicine da Wang e colleghi nel 2024 mostrano meno cellule soppressive e più cellule immunitarie anti-tumorali, come i linfociti T killer e le cellule Natural Killer, nei pazienti trattati.

Come ha spiegato lo stesso Chen: “Stiamo scoprendo che sostanze derivate dalle piante potrebbero un giorno essere utilizzate per integrare le pratiche tradizionali di trattamento e prevenzione del cancro. Il concetto di cibo come medicina potrebbe diventare pratica comune”.

Come agirebbero i funghi champignon sulla prostata

Il meccanismo preciso non è ancora del tutto chiarito, perché un estratto botanico non è una singola molecola ma un mix di centinaia di composti. Le ipotesi più accreditate sono tre:

Azione sui recettori degli androgeni. L’Agaricus bisporus contiene sostanze naturali simili ai fitosteroli che potrebbero interferire con il metabolismo degli androgeni, gli ormoni che alimentano il tumore prostatico.

Azione immunitaria. I beta-glucani presenti nella parete cellulare dei funghi sono noti immunomodulatori. Potrebbero “riprogrammare” il microambiente tumorale, rendendo la prostata meno ospitale per il cancro.

Azione anti-infiammatoria e antiossidante. Riducendo lo stress ossidativo, si riduce il danno al DNA delle cellule prostatiche.

È importante sottolinearlo: ad oggi la FDA non ha mai approvato un prodotto alimentare come farmaco anti-cancro. Quello che si sta facendo è costruire una base scientifica solida per un uso complementare, non alternativo, alle cure standard.

Prostata: cosa significa per la prevenzione quotidiana?

Cosa può fare oggi un uomo che vuole prendersi cura della propria prostata anche a tavola? I ricercatori sono molto chiari: non serve correre a comprare integratori costosi su internet. Molti prodotti non sono standardizzati e non hanno le stesse concentrazioni usate negli studi clinici.

Il consiglio pratico che arriva dal City of Hope è molto più semplice e alla portata di tutti: aggiungere più funghi champignon bianchi freschi alla dieta quotidiana può essere una scelta salutare, all’interno di una dieta equilibrata.

Ecco come inserirli al meglio:

Frequenza: Gli studi epidemiologici giapponesi suggeriscono un beneficio a partire da 1-3 porzioni a settimana. Una porzione sono circa 80-100 grammi di funghi freschi.

Cottura: Meglio saltati brevemente in padella o al forno, senza esagerare con grassi e cotture prolungate che degradano gli antiossidanti. L’ergotioneina è abbastanza resistente al calore.

Dieta complessiva per la prostata: I funghi funzionano se inseriti in un pattern mediterraneo: tanti vegetali, pomodori cotti ricchi di licopene, legumi, cereali integrali, pesce azzurro, olio extravergine d’oliva. Limitare alcolici, carni rosse lavorate, zuccheri raffinati e cibi ultra-processati che aumentano l’infiammazione.

Quando parlare con il medico

Se hai familiarità per tumore alla prostata, se hai più di 50 anni, o più di 45 con fattori di rischio, il fai-da-tete non basta. La prevenzione della prostata passa da:

Visita urologica annuale
Dosaggio del PSA secondo indicazione medica
Stile di vita attivo, mantenimento del peso forma, stop al fumo
Alimentazione consapevole

Porta al tuo medico anche queste notizie. Chiedigli se, nel tuo caso specifico, ha senso aumentare il consumo di funghi o se esistono trial clinici attivi in Italia che studiano approcci nutraceutici simili.

Conclusione: una speranza concreta, non un miracolo

La storia dei funghi champignon e della prostata ci insegna una lezione importante: a volte le soluzioni più interessanti non vengono da molecole esotiche e costose, ma da alimenti comuni che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi. La possibile azione anti-cancro dell’Agaricus bisporus sulla prostata è oggi una pista scientifica seria, sostenuta da dati su animali e da studi clinici sull’uomo in fase iniziale.

Non è una cura, non sostituisce chirurgia, radioterapia o terapia ormonale. Ma potrebbe diventare, in futuro, un supporto a basso costo e con pochi effetti collaterali per rallentare la progressione biochimica del tumore e potenziare le difese immunitarie.

In attesa di risultati definitivi, la cosa più intelligente che possiamo fare è riportare i funghi a tavola, con regolarità e buon senso. La prostata, e non solo, potrebbe ringraziare.

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Disclaimer: Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo e si basa su studi pubblicati e articoli di stampa. Non costituisce parere medico. Per qualsiasi decisione riguardante la salute della prostata consulta sempre il tuo medico o urologo di fiducia.

Fonti:
Adnkronos / Adnkronos Salute
City of Hope – Clinical and Translational Medicine 2024 – Wang et al.
International Journal of Cancer – Studio di coorte giapponese sul consumo di funghi e rischio di cancro prostatico.

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