10 Luglio 2026 12:41

Roberto Pinotti UFO, extraterrestri a Freedom
L’appuntamento su Rete 4
Questa sera, martedì 7 luglio 2026, Roberto Pinotti sarà tra i protagonisti de “Le grandi domande di Freedom”, il programma condotto da Roberto Giacobbo su Rete 4 e Mediaset Infinity, dedicato ai grandi interrogativi della realtà, tra avventura, scoperta, indagine, storia, natura e mistero. La trasmissione viene presentata da Mediaset come un viaggio alla ricerca della conoscenza, capace di condurre il pubblico verso ciò che ancora sfugge alla spiegazione immediata e che continua a generare stupore. (mediasetinfinity.mediaset.it)

Roberto Pinotti e l’ufologia italiana
La presenza di Roberto Pinotti assume un rilievo particolare perché porta sul piccolo schermo una delle voci più note e longeve dell’ufologia italiana. Nato a Venezia nel 1944 e fiorentino d’adozione, Pinotti è sociologo, politologo e giornalista aerospaziale; nel 1967 ha fondato il Centro Ufologico Nazionale, contribuendo a strutturare in Italia uno studio organizzato del fenomeno UFO, tra raccolta di testimonianze, archivi, analisi documentaria e divulgazione.
Al suo attivo figurano numerosi saggi tradotti anche all’estero, oltre a una lunga partecipazione a congressi e dibattiti internazionali dedicati al tema degli oggetti volanti non identificati e delle possibili intelligenze extraterrestri. (vallecchi-firenze.it)
Il cielo come soglia dell’umanità
Il tema degli extraterrestri, del resto, non appartiene soltanto alla cronaca del mistero o all’immaginario fantascientifico.
Da sempre l’essere umano guarda il cielo come a una soglia: una frontiera visibile e insieme irraggiungibile, oltre la quale proietta domande sull’origine della vita, sul destino della coscienza, sulla possibilità che altre civiltà abbiano attraversato, prima di noi o accanto a noi, le barriere del tempo e dello spazio. La domanda “siamo soli nell’universo?” non è dunque soltanto scientifica, ma anche filosofica, spirituale e antropologica. Interroga il posto dell’uomo nel cosmo, il senso della sua evoluzione e la capacità della nostra civiltà di accettare ciò che potrebbe superare le categorie con cui siamo abituati a interpretare la realtà.
UFO e UAP tra scienza e istituzioni
Negli ultimi anni il tema UFO, oggi indicato sempre più spesso con la sigla UAP, fenomeni anomali non identificati, è entrato anche in sedi istituzionali e scientifiche.
La NASA, nel suo rapporto indipendente sugli UAP pubblicato nel 2023, ha precisato che nella letteratura scientifica sottoposta a revisione non esistono prove conclusive di un’origine extraterrestre di tali fenomeni, ma ha anche sottolineato la necessità di raccogliere dati migliori, superare lo stigma e affrontare la questione con strumenti scientifici più rigorosi. (science.nasa.gov)
L’ignoto come ricerca culturale
È proprio in questa zona di confine, tra indagine, prudenza e apertura mentale, che si inserisce il lavoro di Pinotti. L’ufologia, nella sua prospettiva, non è soltanto l’osservazione di luci nel cielo, ma anche una riflessione sul rapporto dell’umanità con l’ignoto. Essa tocca la storia delle civiltà, le tradizioni religiose, il simbolismo antico, la possibilità del contatto e il modo in cui l’uomo, di epoca in epoca, ha immaginato presenze provenienti dall’alto: dèi, messaggeri celesti, angeli, astronavi, intelligenze non terrestri.
L’antico Egitto tra simbolo e interpretazione ufologica
Da questo punto di vista, l’antico Egitto rappresenta uno dei luoghi privilegiati dell’immaginario ufologico e paleoastronautico. Alcuni rilievi del Tempio di Seti I ad Abydos sono stati spesso richiamati per la loro apparente somiglianza con un elicottero, un velivolo o altri mezzi moderni. L’egittologia, tuttavia, interpreta quelle forme come il risultato di un palinsesto: iscrizioni sovrapposte e rielaborate nel tempo, legate ai nomi e ai titoli di Seti I e Ramses II, la cui erosione ha prodotto figure che l’occhio moderno tende a riconoscere come macchine volanti. (egypt-museum.com)
Il mistero delle immagini di Dendera
Un altro caso frequentemente citato è quello del Tempio di Hathor a Dendera, dove alcuni rilievi sono stati letti da interpretazioni alternative come possibili “lampade” o strumenti tecnologici dell’antichità. La lettura egittologica prevalente li collega invece al mito della creazione e alla figura di Harsomtus, rappresentato come serpente che emerge dal fiore di loto, sostenuto dal pilastro djed, simbolo di stabilità e continuità. Anche qui, ciò che appare “tecnologico” allo sguardo contemporaneo appartiene, secondo gli studiosi, a un linguaggio religioso e simbolico proprio della civiltà egizia. (en.wikipedia.org)
Le incisioni rupestri e le figure enigmatiche
Oltre all’Egitto, esistono altri luoghi del mondo in cui figure incise, dipinte o tracciate sulla roccia sono state interpretate, soprattutto in ambito ufologico, come possibili rappresentazioni di esseri non umani o di entità celesti. In Valcamonica, in Lombardia, uno dei più importanti complessi di arte rupestre al mondo, l’UNESCO documenta oltre 140.000 simboli e figure incisi nella roccia nell’arco di più di 8.000 anni: fra essi, alcune figure antropomorfe stilizzate sono state talvolta lette popolarmente come “astronauti”, anche se il quadro archeologico le collega a riti, caccia, guerra, agricoltura, magia e simbolismo preistorico. (whc.unesco.org)
Tassili n’Ajjer e le “teste rotonde” del Sahara
Nel Sahara algerino, il sito di Tassili n’Ajjer conserva più di 15.000 disegni e incisioni rupestri, testimonianza straordinaria dei mutamenti climatici, della fauna e dell’evoluzione delle comunità umane ai margini del deserto. Alcune figure del cosiddetto periodo delle “teste rotonde”, come il celebre Grande Dio di Sefar, sono state spesso accostate a presunte immagini di esseri extraterrestri per la loro forma enigmatica e non naturalistica; le fonti museali e UNESCO le inquadrano però nel patrimonio dell’arte rupestre sahariana e nelle sue espressioni rituali e simboliche. (whc.unesco.org)
I Wandjina australiani tra cosmologia e mito
In Australia, nella regione del Kimberley, le pitture dei Wandjina mostrano grandi figure dagli occhi marcati e spesso prive di bocca. Anche queste immagini sono state riprese da interpretazioni ufologiche per la loro somiglianza con volti “alieni”; nella tradizione aborigena, tuttavia, esse rappresentano potenti spiriti creatori e portatori di pioggia, legati alla cosmologia, alla fertilità della terra e al ciclo delle acque. (japingkaaboriginalart.com)
Sego Canyon e le figure del mondo nativo americano
Nel sud-ovest degli Stati Uniti, le pitture rupestri di Sego Canyon, nello Utah, e più in generale alcune figure dello stile Barrier Canyon, mostrano forme antropomorfe allungate, occhi grandi, corpi senza arti o sagome spettrali. Sono immagini che hanno alimentato letture moderne in chiave extraterrestre, ma che gli studi archeologici collegano alle culture arcaiche e alle tradizioni rituali dei popoli nativi dell’area. (nhmu.utah.edu)
Le Linee di Nazca e l’enigma del deserto
Anche le Linee di Nazca, in Perù, rientrano spesso nell’immaginario del mistero. Si tratta di geoglifi tracciati nel deserto tra il 500 a.C. e il 500 d.C., raffiguranti animali, piante stilizzate, esseri immaginari e figure geometriche di grande estensione. L’UNESCO le definisce uno dei grandi enigmi dell’archeologia per quantità, dimensione e continuità, pur collocandole nell’ambito delle culture precolombiane di Nazca e Palpa. (whc.unesco.org)
Il bisogno umano di rappresentare l’invisibile
La scienza come sempre in pubblico si astiene dal confermare la presenza di extraterrestri nell’antichità. Ma è innegabile che l’uomo, fin dalle origini, ha sentito il bisogno di rappresentare ciò che lo superava. Ha inciso nella pietra, dipinto sulle pareti, orientato templi, tracciato linee nel deserto e innalzato monumenti per dare forma all’invisibile.
Che quelle figure siano dèi, antenati, spiriti, simboli rituali o, secondo alcune ipotesi, memorie di incontri con intelligenze non terrestri, esse testimoniano un impulso costante: oltrepassare il limite, interrogare il cielo, cercare un contatto con ciò che sta al di là della percezione ordinaria.

Una domanda aperta sul futuro dell’umanità
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La partecipazione di Roberto Pinotti a “Le grandi domande di Freedom” si colloca dunque in un orizzonte più ampio: quello di una civiltà che continua a interrogare le proprie origini e il proprio futuro. Il mistero degli UFO e degli extraterrestri non riguarda soltanto la possibilità di un contatto cosmico, ma la capacità dell’uomo di misurarsi con l’ignoto senza rinunciare né alla ragione né allo stupore. È forse qui che risiede il fascino più profondo della domanda: non solo sapere se altri esseri abitino l’universo, ma comprendere se l’umanità sia pronta ad allargare la propria coscienza oltre le barriere del tempo, dello spazio e delle certezze acquisite.
Il prossimo appuntamento di Roberto Pinotti:

http://youtube.com/watch?v=RR5FYdzAdbU&themeRefresh=1
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