Salvini e il pressing su Strade Sicure: cosa c’è dietro lo scontro con Crosetto,
Salvini rilancia Strade Sicure e apre un nuovo fronte con Crosetto. Sarebbe inspiegabile un rinvio.
È con questa frase, secca e diretta, che Matteo Salvini e la Lega sono tornati a fare pressing sul Ministro della Difesa Guido Crosetto. Una dichiarazione ripresa in modo identico da decine di testate, tra cui l’Huffington Post del 12 settembre, che di fatto ricalca parola per parola la velina diffusa da via Bellerio.
Ma dietro questo titolo, apparentemente tecnico, si nasconde molto di più di una semplice questione di numeri. Si nasconde una visione completamente diversa del ruolo dell’Esercito italiano, della sicurezza nelle città e del futuro delle Forze Armate. Capire cosa è davvero Strade Sicure è fondamentale per capire perché Salvini e Crosetto, pur essendo alleati di governo, non riescono a trovare un accordo. E le elezioni potrebbero avvicinarsi per cui, intervenire per dare importanza e visibilità, può diventare fondamentale.
Cos’è davvero l’operazione Strade Sicure
L’operazione Strade Sicure è la missione più longeva nella storia della Difesa italiana. Nasce il 4 agosto 2008, sotto il governo Berlusconi IV, sulla base della Legge 125 del 2008.
La legge prevedeva una cosa molto chiara: l’impiego dei militari “per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate”. Doveva essere una misura straordinaria, temporanea, legata a un’emergenza.
Sono passati 18 anni. Quella misura straordinaria è diventata strutturale.
Oggi Strade Sicure impiega circa 6.800 militari tra Esercito, Marina e Aeronautica. Un numero che in alcuni periodi, come a Natale, è arrivato fino a 7.200 unità. I soldati non fanno guerra, ma svolgono funzioni di agente di pubblica sicurezza, a disposizione dei Prefetti. Vigilano su 485 siti sensibili in tutta Italia: stazioni, ambasciate, sinagoghe, tribunali, centri di accoglienza per immigrati, monumenti.
Li vedi tutti i giorni. Sono i ragazzi in mimetica con il basco e il fucile davanti alla Stazione Termini di Roma o in Piazza del Duomo a Milano. Pattugliano in tre, 24 ore su 24, su mezzi dell’Esercito collegati via radio con le centrali operative di Polizia e Carabinieri. Un lavoro di deterrenza, di presenza visibile dello Stato.
La posizione di Salvini: più militari nelle strade
La linea di Salvini è chiara e coerente con la sua storia politica. Per il leader della Lega, la sicurezza si fa con più divise in strada. Punto.
Secondo la Lega, in un momento in cui le città italiane sono alle prese con baby gang, risse, spaccio e una percezione di insicurezza crescente, togliere i militari sarebbe un errore gravissimo. Il messaggio è semplice ed efficace dal punto di vista elettorale: “Non togliamo i soldati, aggiungiamone”.
Per questo la Lega, nelle scorse settimane, ha presentato in Commissione Difesa alla Camera una risoluzione che chiede il potenziamento dell’operazione. E per questo, durante la discussione sulla Manovra, aveva provato a inserire un emendamento per aumentare ulteriormente il contingente.
Le frasi di Salvini sono sempre le stesse: “È un errore in questo momento tagliare Strade Sicure e togliere i militari dalle strade”. “Il mio obiettivo è confermare le attuali divise e aggiungerne altre”. E ora: “Sarebbe inspiegabile un rinvio di Strade Sicure”.
La posizione di Crosetto: basta usare l’Esercito come tappabuchi
Dall’altra parte c’è Guido Crosetto. E la sua visione è diametralmente opposta. Non è una questione di numeri, è una questione culturale e strategica.
Crosetto lo ha detto in modo molto duro, definendo le polemiche della Lega “tante, troppe, e per me inutili polemiche inventate ad arte solo per far finta di risolvere problemi che non sono mai esistiti”.
Per il Ministro della Difesa, usare l’Esercito per fare il lavoro della Polizia è uno spreco e un errore strategico.
Primo, il sovraccarico. I militari oggi sono chiamati a gestire crisi internazionali sempre più complesse, dall’Ucraina al Mar Rosso. Tenerli a fare da vigilanza davanti a un museo significa toglierli dall’addestramento.
Secondo, la professionalità. Un soldato non è un poliziotto. Ha un addestramento diverso, regole di ingaggio diverse.
Terzo, la soluzione strutturale. Crosetto non vuole lasciare le città scoperte. Vuole sostituire progressivamente i 6.800 militari di Strade Sicure con 12.000 Carabinieri ausiliari, una figura nuova con assunzioni mirate.
È stato proprio Crosetto a chiedere personalmente il ritiro dell’emendamento della Lega in Manovra che voleva aumentare Strade Sicure. Un gesto che conferma la sua linea: non trasformare un impiego straordinario in una funzione strutturale.
Perché questo scontro ora?
Allora perché Salvini insiste, se sa che Crosetto è contrario? Qui entra in gioco la politica.
Lo scontro su Strade Sicure è diventato un simbolo della diversa identità dei due partiti di maggioranza. Fratelli d’Italia si presenta come il partito che vuole riorganizzare e rafforzare le Forze Armate in chiave moderna e internazionale. La Lega si presenta come il partito che vuole più sicurezza immediata, qui e ora, nelle periferie.
È anche un modo per Salvini di marcare il territorio dopo mesi difficili, di mostrarsi ancora centrale sul tema che più gli appartiene.
In mezzo, resta il giornalismo. Quando un comunicato stampa di tre righe come “sarebbe inspiegabile un rinvio” viene ripreso identico da decine di testate nazionali senza aggiungere contesto, numeri e storia, non si fa informazione. Si fa da megafono.
E forse, la vera notizia non è il pressing di Salvini su Crosetto. Ma il fatto che un’operazione nata come eccezionale nel 2008 sia ancora qui, dopo 18 anni, senza che nessuno abbia mai avuto il coraggio di riformarla davvero.



