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La scuola occupata dalla propaganda degli striscioni, se la politica cancella l’educazione, una deriva ideologica preoccupante, la neutralità del personale scolastico a rischio, ripartire dall’istruzione, non dalla propaganda

Negli ultimi tempi assistiamo a un fenomeno sempre più frequente e strutturato all’interno di alcuni istituti scolastici: l’apparizione di striscioni, manifesti e slogan come “Qui nessuno è straniero”, con slogan politicizzati che cancellano la primaria funzione educativa dell’istituto.

Lo svilimento del concetto di “civiltà”

In questo contesto, il senso profondo della parola “civiltà” viene sistematicamente svilito e accomunato artificialmente all’ideologia politica.
La civiltà — che storicamente rappresenta il patrimonio di leggi, rispetto reciproco, doveri e conquiste democratiche di un popolo — viene ridotta a un bollino di approvazione partitica.

Chi non aderisce a una determinata narrativa ideologica viene automaticamente etichettato come “incivile”.

Si tratta di una forzatura intellettuale che svuota di significato un concetto universale per trasformarlo in un’arma di esclusione politica e di colpevolizzazione.

La manipolazione social e l’uso dei minori

Questa spettacolarizzazione si estende alle piattaforme digitali, dove si assiste alla tendenza di utilizzare giovanissimi e figlie di migranti come portavoce per divulgare narrazioni ideologiche e strumenti di convincimento emotivo.

Assidui e preoccupanti sono i casi in cui ragazzini e figlie di migranti vengono usati nei social per divulgare questa narrativa. Minorenni, spesso inconsapevoli della complessità geopolitica e giuridica dei temi trattati, vengono trasformati in veri e propri strumenti di convincimento emotivo.

Utilizzare i volti e le storie dei giovanissimi per scopi di propaganda significa esercitare una leva , calpestando la tutela e la spensieratezza in nome del consenso politico.

Quella che viene presentata come una semplice espressione di solidarietà o di accoglienza universale nasconde in realtà una pericolosa deriva, in cui l’ideologia politica di parte sta progressivamente scavalcando il ruolo educativo e neutrale della scuola.

La neutralità del personale scolastico a rischio

Il pericolo più insidioso investe direttamente il ruolo delle istituzioni.

Gli insegnanti e i dirigenti sono pubblici ufficiali il cui compito, sancito dalle leggi, è garantire la neutralità della pubblica amministrazione e il pluralismo culturale.

Quando il personale scolastico avalla o tollera l’esposizione di striscioni ideologici e la spettacolarizzazione dei propri studenti, la sua necessaria imparzialità viene meno.

Invece di porsi come guide neutrali e garanti del libero dibattito, i docenti rischiano di trasformarsi in arbitri schierati, incrinando il patto di fiducia con le famiglie.

La scuola ha il compito fondamentale di formare cittadini dotati di pensiero critico, non di orientare le coscienze verso una specifica fazione. Quando slogan marcatamente politici entrano nelle aule o vengono esposti sulle facciate degli istituti con il benestare, esplicito o silenzioso, di docenti e dirigenti, si rompe un patto di fiducia.

Gli studenti non vengono più stimolati a riflettere sulla complessità di temi complessi come l’immigrazione, la cittadinanza o l’integrazione; al contrario, viene loro somministrata una risposta preconfezionata, un dogma ideologico da accettare senza discussione.

Lo slogan come semplificazione della realtà

Frasi come “Qui nessuno è straniero” riducono un dibattito sociologico, economico e giuridico di portata globale a un mero slogan emotivo.
La realtà è fatta di leggi, confini, diritti e doveri, concetti che la scuola dovrebbe insegnare nella loro interezza.

Cancellare la complessità attraverso la retorica non aiuta i ragazzi a comprendere il mondo, ma crea una bolla ideologica scollegata dalle dinamiche reali della società e dello Stato di diritto.

Il rischio di spaccature e conformismo

Questa deriva porta con sé un altro grave pericolo: il conformismo intellettuale.
In un ambiente scolastico fortemente caratterizzato in senso politico, lo studente che legittimamente nutre dubbi o sostiene posizioni diverse (ad esempio sulla necessità di regolare i flussi migratori o di difendere l’identità culturale) rischia l’emarginazione o il silenzio per paura del giudizio.

La scuola dovrebbe essere il luogo del confronto tra idee diverse, non un comitato politico permanente dove esiste un’unica linea di pensiero considerata “giusta”.

Ripartire dall’istruzione, non dalla propaganda

Per garantire un reale progresso e una vera convivenza civile, è urgente che la politica faccia un passo indietro fuori dai cancelli delle scuole. Gli istituti scolastici devono tornare a essere i templi dello studio, del rigore scientifico e del dibattito pluralista.

L’educazione alla civiltà non si fa con gli striscioni o con le tifoserie, ma insegnando la storia, il diritto e il rispetto per le opinioni altrui.

Come tutelare i nostri figli

Nello Stato di diritto e all’interno del sistema scolastico italiano, le famiglie non sono spettatori passivi, ma possiedono strumenti giuridici e istituzionali per vigilare e far valere il principio di imparzialità.

I canali di tutela e partecipazione a disposizione dei genitori

I genitori che intendono richiedere il rispetto della neutralità educativa all’interno dell’istituto possono attivarsi attraverso diversi livelli ufficiali:

Gli Organi Collegiali (Consiglio di Istituto)

 Il Consiglio di Istituto è l’organo di governo della scuola ed è composto anche dai rappresentanti dei genitori eletti. È la sede principale in cui sollevare questioni formali riguardanti la gestione degli spazi (come l’affissione di striscioni) e l’approvazione del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa), verificando che le attività extracurricolari rispettino il pluralismo.

L’Ufficio Scolastico Regionale (USR)

Nei casi in cui il dialogo interno con la scuola non produca risultati e si ravvisi una palese violazione dei doveri di neutralità del pubblico ufficiale, le famiglie o i comitati di genitori possono presentare un esposto formale all’ufficio territoriale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, richiedendo una verifica o un’ispezione.

La preoccupazione dei genitori trova un solido riscontro nei principi che regolano la Pubblica Amministrazione.

Secondo la Costituzione italiana (Art. 97), l’azione amministrativa deve essere guidata dall’imparzialità.

Il personale scolastico, in quanto composto da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, ha il dovere di non utilizzare il proprio ruolo per fare propaganda politica o influenzare la coscienza degli studenti, che hanno il diritto di sviluppare un pensiero critico autonomo senza condizionamenti ideologici dall’alto.

Il paradosso della finta “diversità”

Colpisce, infine, la profonda contraddizione ideologica di chi promuove queste iniziative.

Si tratta spesso delle stesse persone che riempiono i programmi scolastici con la retorica della “diversità” come valore da celebrare, per poi appendere striscioni con su scritto “Qui nessuno è straniero“.

Non si rendono conto che, così facendo, annullano proprio quella diversità che dicono di voler tutelare, riducendo le specificità storiche e culturali di ciascuno a un’indistinta assimilazione ideologica.

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