Sfruttamento Lavorativo nell’Agro Aversano: Arresti e Sequestri per Caporalato

Il contrasto al fenomeno del sfruttamento lavorativo nell’agro aversano ha segnato oggi un punto cruciale. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare personale, eseguita dai Carabinieri del Reparto Operativo del Comando CC per la Tutela del Lavoro e dal Gruppo CC di Aversa.

Arresti Domiciliari per Imprenditore e Moglie per sfruttamento.

L’ordinanza ha portato all’applicazione di misure cautelari per quattro persone. Un imprenditore agricolo, attivo nella coltivazione, raccolta e rivendita di ortaggi nell’area aversana, è stato posto agli arresti domiciliari.

La misura cautelare è stata applicata anche alla moglie dell’imprenditore e a un cittadino indiano. Un secondo cittadino indiano è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Al momento, l’imprenditore agricolo e la moglie sono agli arresti domiciliari, mentre i due indagati di nazionalità indiana risultano irreperibili.

Le Accuse: Intermediazione Illecita e Sfruttamento

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso, dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato. Si ipotizzano anche i reati di violenza e minaccia per costringere a commettere un reato.

Il reato di sfruttamento del lavoro pluriaggravato (art. 603 bis c.p.) è il cuore dell’indagine.

Le Indagini Svelano Condizioni di Grave Sfruttamento

Le attività investigative sono state condotte dal Reparto Operativo del Comando CC per la Tutela del Lavoro e coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord.

Le indagini hanno ricostruito un grave quadro indiziario a carico dell’imprenditore. Questi, in stretta collaborazione con la moglie e i due cittadini indiani, avrebbe reclutato lavoratori in condizioni di grave sfruttamento.

Il periodo di sfruttamento contestato va da febbraio a luglio 2024.

Lavoratori Reclutati e Sottoposti a Ritmi Estenuanti

L’imprenditore avrebbe impiegato un numero considerevole di braccianti agricoli, variabile tra i quaranta e gli ottanta. Erano prevalentemente di origine indiana e molti erano irregolari sul territorio nazionale.

I lavoratori venivano impiegati in terreni situati tra le province di Napoli e Caserta.

Le condizioni di lavoro erano disumane. I lavoratori venivano sottoposti a ritmi estenuanti, lavorando per 10/14 ore al giorno.

Il compenso orario percepito era di circa 2,70 euro l’ora. Non era previsto riposo settimanale né possibilità di assentarsi per malattia.

Trasporto e Sicurezza: Gravi Violazioni

Il trasporto verso i luoghi di lavoro avveniva a bordo di furgoni per il trasporto merci. I lavoratori venivano ammassati nei vani di carico, l’uno addosso all’altro.

Le condizioni di sicurezza durante il trasporto erano assenti.

Inoltre, i lavoratori erano costretti a lavorare anche in condizioni atmosferiche avverse, come sotto la pioggia, riparandosi con semplici buste di plastica. Le norme di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro non venivano rispettate.

La “Quota” per Mangiare e il Pericolo Pesticidi

La pausa pranzo era ridotta a pochi minuti. I lavoratori potevano consumare il pranzo solo dopo aver raggiunto una specifica “quota di raccolta”. La regola era “senza la quota non si mangia”.

I braccianti erano obbligati a permanere nei campi anche durante lo spargimento di pesticidi. Questi prodotti chimici sono nocivi per la salute.

Chi si allontanava a causa di un malore veniva minacciato di non essere più fatto lavorare.

Minacce e Intimidazioni sul Lavoro

Il sistema si basava su una costante sorveglianza e minaccia. I lavoratori venivano intimiditi per evitare rallentamenti nella catena produttiva o a causa del danneggiamento dei prodotti agricoli.

Le minacce includevano la possibilità di non ricevere la paga per la giornata di lavoro o di non essere più ingaggiati in futuro.

Oltre a ciò, i lavoratori erano ridotti a vivere in alloggi fatiscenti.

Violenza e Intralcio alla Giustizia

Il quadro accusatorio si aggrava con le minacce di gravi violenze fisiche. Queste minacce erano finalizzate a impedire la collaborazione con le Forze di Polizia.

I lavoratori venivano intimiditi per non riferire informazioni sul datore di lavoro e sulle condizioni di sfruttamento all’Autorità Giudiziaria o alle Forze dell’Ordine.

Sequestro Preventivo di Mezzi e Profitto del Reato

Contestualmente alle misure cautelari personali, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo.

Il GIP del Tribunale di Napoli Nord ha disposto il sequestro di quattro furgoni. Si tratta dei mezzi utilizzati per il trasporto della manodopera.

È stata sequestrata anche una somma ingente. L’ammontare complessivo è di euro 542.934,56, identificato come profitto del reato.

Il denaro e i mezzi sono stati rinvenuti nel magazzino-sede dell’imprenditore agricolo indagato.

Contesto Operativo e Collaborazioni

L’operazione odierna si inserisce in un più ampio sforzo di contrasto al dilagante fenomeno dello sfruttamento lavorativo nell’agro aversano.

Durante le indagini sono stati eseguiti controlli e ispezioni. Hanno contribuito i militari del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli.

Importante è stata anche la partecipazione del personale dell’Ispettorato Area Metropolitana di Napoli.

Fondamentale, infine, la collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). L’OIM ha agito grazie al progetto A.L.T Caporalato D.U.E..

Questo progetto ha come obiettivo la tutela dei lavoratori migranti vulnerabili.

Nota Legale Importante

Il provvedimento eseguito oggi è una misura cautelare. È stata disposta in sede di indagini preliminari.

Gli indagati hanno diritto ai mezzi di impugnazione. I destinatari sono persone sottoposte alle indagini e, come tali, si presumono innocenti fino a sentenza definitiva.

 

 

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