9 Agosto 2026 10:25
Piantagione, Stilo, Vallata dello Stilaro: sequestrati 1200 arbusti di canapa indiana dai Carabinieri
La piantagione Stilo Vallata dello Stilaro scoperta dai Carabinieri è una delle più grandi individuate quest’anno nella Locride. Nota stampa del 29 luglio 2026. Stilo, Reggio Calabria. I Carabinieri scoprono una maxi piantagione nella Vallata dello Stilaro e sequestrano 1.200 arbusti di canapa indiana. L’operazione, condotta dai militari della Stazione di Stilo con il supporto della Sezione Operativa di Roccella Jonica, conferma il ruolo strategico dell’Arma nel capillare controllo del territorio e nel contrasto alla produzione di stupefacenti.
Un’imponente piantagione occultata tra la vegetazione è stata smantellata nelle campagne di Stilo, nella Locride. L’intervento, al termine di una prolungata attività di rastrellamento condotta dai militari della locale Stazione, supportati dalla Sezione Operativa della Compagnia di Roccella Jonica, ha portato all’individuazione e all’estirpazione di circa 1.200 arbusti. Un’area impervia, quella della Vallata dello Stilaro, che ben si presta all’occultamento di veri e propri siti di coltivazione intensiva.
La piantagione, oculatamente realizzata in un’area nascosta e difficilmente raggiungibile, si sviluppava su diversi filari, serviti da un articolato impianto di irrigazione. Caratteristiche che rendono bene l’idea di un fenomeno strutturato, capace di sfruttare l’isolamento rurale della Locride per alimentare un’economia illecita ed estremamente redditizia a vantaggio dei gruppi criminali locali. Il rinvenimento evidenzia ancora una volta il fondamentale ruolo delle articolazioni periferiche dell’Arma, le Stazioni, che con la propria capillare presenza e la radicata conoscenza del territorio offrono un indispensabile e costante contributo al contrasto della filiera produttiva degli stupefacenti.
Dove è stata scoperta la maxi piantagione di Stilo
La Vallata dello Stilaro è una delle aree più suggestive e allo stesso tempo più difficili della Calabria ionica. Si estende tra i comuni di Stilo, Bivongi, Pazzano, Monasterace e si incunea verso l’entroterra aspromontano seguendo il corso del fiume Stilaro, lo Stillaro per i locali. Un territorio fatto di uliveti secolari, macchia mediterranea fitta, boschi di leccio, terrazzamenti abbandonati e fiumare che d’estate diventano pietraie.
È proprio questa conformazione a renderla ideale per chi vuole nascondere una coltivazione illegale. L’area individuata dai Carabinieri era lontana da strade battute, schermata da vegetazione spontanea e ulivi, raggiungibile solo a piedi attraverso sentieri impervi. Una posizione scelta con cura, non casuale, che denota organizzazione e conoscenza dei luoghi.
La piantagione non era composta da poche piante sparse, ma da un vero e proprio impianto intensivo. Filari ordinati, piante ben distanziate per favorire la crescita, altezza media già superiore al metro e mezzo, segno di una coltivazione avviata da mesi e curata quotidianamente. Un lavoro agricolo a tutti gli effetti, ma finalizzato alla produzione di sostanza stupefacente.
Come era organizzata la coltivazione e quanto valeva
Secondo quanto emerso, la coltivazione di canapa indiana a Stilo era dotata di un articolato impianto di irrigazione a goccia, con tubazioni collegate a una presa d’acqua abusiva ricavata dal torrente. Un sistema che permetteva di mantenere umido il terreno anche nei giorni più caldi di luglio, quando le temperature nella Vallata superano i 35 gradi.
Le piante, circa 1.200, erano in pieno sviluppo vegetativo e alcune già in fase di fioritura. Se immesse sul mercato, avrebbero potuto produrre centinaia di chili di marijuana, con un valore all’ingrosso stimato in diverse centinaia di migliaia di euro, che al dettaglio sarebbe potuto superare il milione di euro. Un business estremamente redditizio che, come sottolineano gli investigatori, alimenta le casse dei gruppi criminali locali.
La tecnica colturale riscontrata non è improvvisata. Concimi, diserbanti selettivi, potature per aumentare la resa, assenza di infestanti tra i filari. Segni di mani esperte, di persone che conoscono l’agricoltura e che hanno dedicato tempo e risorse alla piantagione. Non a caso, nel gergo delle forze dell’ordine, si parla di vere e proprie aziende agricole della droga, che sfruttano l’isolamento rurale della Locride e la difficoltà di controllo di territori vasti e poco popolati.
L’operazione dei Carabinieri di Stilo e Roccella Jonica
L’operazione è partita da un’attività di controllo del territorio condotta dalla Stazione Carabinieri di Stilo. I militari, che conoscono capillarmente la zona, avevano notato movimenti sospetti e tracce di passaggio in un’area solitamente poco frequentata. Da lì è iniziata una prolungata attività di osservazione e rastrellamento, condotta anche nelle ore serali e all’alba, quando la luce radente permette di individuare meglio i sentieri e le modifiche alla vegetazione.
Fondamentale è stato il supporto della Sezione Operativa della Compagnia di Roccella Jonica, specializzata in attività investigative e in servizi in aree impervie. I militari hanno operato a piedi, con l’ausilio di droni per la ricognizione dall’alto e di fototrappole per monitorare gli accessi. Una volta individuata con precisione la piantagione, è scattato il blitz in tarda serata, come si vede anche nella foto operativa diffusa, con i Carabinieri impegnati tra i filari illuminati dalle torce.
Tutte le 1.200 piante sono state estirpate, catalogate e sequestrate. Campioni sono stati inviati al laboratorio analisi per la determinazione del principio attivo THC. Il resto del materiale è stato distrutto sul posto secondo le procedure di legge. Sono in corso indagini per risalire ai responsabili della coltivazione, attraverso l’analisi delle impronte, del Dna vegetale, dei tabulati telefonici e delle immagini raccolte.
Perché la Locride è al centro della produzione di canapa
La scoperta di Stilo non è un caso isolato. Ogni estate, nella Locride e in generale nella fascia ionica reggina, i Carabinieri e la Guardia di Finanza sequestrano decine di piantagioni simili. Le ragioni sono geografiche, economiche e sociali.
Dal punto di vista geografico, l’Aspromonte offre valli nascoste, terreni demaniali abbandonati, uliveti non più coltivati, perfetti per nascondere piante. L’acqua è disponibile grazie a fiumare e sorgenti, il clima caldo favorisce la crescita rapida. Dal punto di vista economico, la coltivazione di canapa garantisce un reddito molto più alto di qualsiasi coltura legale, a fronte di un rischio percepito come basso da parte di chi la gestisce.
C’è poi il fattore criminale. La produzione di marijuana è controllata da gruppi locali che gestiscono l’intera filiera, dalla semina alla vendita al dettaglio. È un’economia illecita che sottrae braccia all’agricoltura legale e che alimenta altri reati. Proprio per questo il contrasto è prioritario per l’Arma. Ogni piantagione smantellata è un colpo al portafoglio delle organizzazioni e un segnale di presenza dello Stato in territori difficili.
In questo contesto emerge il ruolo fondamentale delle Stazioni Carabinieri. Non grandi reparti investigativi centrali, ma presidi di prossimità, composti da pochi uomini che vivono nello stesso paese, conoscono le persone, i sentieri, le stagioni. La loro capillare presenza e la radicata conoscenza del territorio offrono un contributo indispensabile e costante al contrasto della filiera produttiva degli stupefacenti, come sottolineato nella nota ufficiale.
Cosa succede dopo il sequestro a Stilo
Dopo il sequestro delle 1.200 piante, le indagini dei Carabinieri di Stilo e della Compagnia di Roccella Jonica proseguono per identificare i coltivatori. Il reato contestato è quello di coltivazione di sostanze stupefacenti ai sensi del Dpr 309 del 1990, che prevede pene da 6 a 20 anni di reclusione quando la coltivazione è di grandi dimensioni e organizzata.
Gli investigatori stanno incrociando diversi elementi. Le tracce lasciate sul posto, i tubi di irrigazione acquistati in zona, eventuali contratti di affitto di terreni vicini, le testimonianze di pastori e agricoltori che frequentano la Vallata dello Stilaro. Non è escluso che la piantagione fosse sorvegliata a distanza o curata da persone che si recavano sul posto di notte.
Per il territorio di Stilo, comune famoso per la Cattolica, gioiello bizantino patrimonio Unesco, e per il suo centro storico medievale, operazioni di questo tipo sono anche un messaggio di tutela dell’immagine. La Vallata dello Stilaro è un’area di grande valore naturalistico e culturale, attraversata dal sentiero dei Greci di Calabria, meta di escursionisti. Liberarla da piantagioni illegali significa restituirla alla sua vocazione agricola e turistica, fatta di ulivi, agrumi, miele e storia millenaria.
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