Sentenze del Tribunale di  Verona omologazione su autovelox: quattro decisioni in un giorno contro Torri del Benaco

Le nuove sentenze del Tribunale di  Verona omologazione su autovelox rappresentano un punto di svolta nella lunga disputa sui dispositivi TCS utilizzati per rilevare eccessi di velocità. Il 20 gennaio 2026, la III Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Verona ha rigettato gli appelli presentati dal Comune di Torri del Benaco, confermando l’annullamento di diversi verbali emessi con apparecchi privi di omologazione. Una giornata che segna un precedente importante per migliaia di automobilisti.

Le sentenze del Tribunale di  Verona omologazione su autovelox ribadiscono un principio giuridico tanto semplice quanto ignorato da molte amministrazioni: l’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada richiede l’uso di strumenti “debitamente omologati”. Non basta l’approvazione amministrativa, non bastano circolari interne, non bastano interpretazioni creative. La norma è chiara e non lascia spazio a scorciatoie.

Le sentenze del Tribunale di  Verona omologazione su autovelox hanno inoltre chiarito che né il D.M. MIT n. 367/2025 né il D.L. 73/2025 possono sanare retroattivamente l’assenza di omologazione dei dispositivi TCS. Una precisazione che smonta definitivamente la tesi secondo cui l’approvazione sarebbe sufficiente a legittimare gli accertamenti.


Quattro sentenze in un giorno: un segnale forte alla Pubblica Amministrazione

Il Tribunale di Verona ha emesso quattro decisioni in un’unica giornata, tutte con lo stesso esito: rigetto degli appelli del Comune e conferma dell’illegittimità dei verbali. Una scelta che evidenzia la volontà della magistratura di fare chiarezza su un tema che negli ultimi anni ha generato migliaia di ricorsi.

Le sentenze non si limitano a ribadire la necessità dell’omologazione, ma sottolineano anche l’impossibilità di utilizzare norme successive per giustificare accertamenti effettuati con strumenti non conformi al momento della rilevazione.


Approvato non significa omologato: la differenza che cambia tutto

Uno dei punti centrali delle sentenze riguarda la distinzione tra:

  • approvazione amministrativa
  • omologazione tecnica

L’approvazione è un atto amministrativo che autorizza l’uso di un dispositivo, ma non certifica la sua conformità tecnica ai requisiti previsti dalla legge. L’omologazione, invece, è un procedimento tecnico rigoroso che garantisce la precisione e l’affidabilità dello strumento.

Il Tribunale è stato netto: un dispositivo approvato ma non omologato non può essere utilizzato per accertare violazioni del Codice della Strada.


La frase chiave della sentenza: un principio inequivocabile

Il passaggio più citato delle decisioni è destinato a diventare un riferimento giurisprudenziale:

«È illegittimo l’accertamento eseguito con apparecchio approvato ma non debitamente omologato».

Una frase che chiude definitivamente la porta a interpretazioni elastiche della normativa e che conferma quanto sostenuto da anni da associazioni di consumatori e avvocati specializzati.


Il ruolo dei decreti del 2025: nessuna sanatoria retroattiva

Il Tribunale ha affrontato anche il tema dei provvedimenti normativi del 2025, spesso utilizzati dai Comuni per difendere la validità dei verbali. In particolare:

  • il D.M. MIT n. 367/2025
  • il D.L. 73/2025

Secondo i giudici, nessuno dei due può trasformare un dispositivo non omologato in uno legittimo. E soprattutto, non possono sanare retroattivamente accertamenti effettuati quando la normativa richiedeva espressamente l’omologazione.


Torri del Benaco condannato alle spese

Oltre al rigetto degli appelli, il Comune di Torri del Benaco è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Una decisione che sottolinea la responsabilità dell’ente nell’aver insistito su una posizione giuridicamente infondata.

La condanna alle spese rappresenta anche un segnale per altre amministrazioni che continuano a utilizzare dispositivi non omologati, esponendosi a ricorsi e costi aggiuntivi.


La posizione dei cittadini: controlli sì, ma nel rispetto della legge

Le sentenze confermano ciò che molti cittadini sostengono da tempo: la sicurezza stradale è un valore fondamentale, ma deve essere garantita attraverso strumenti regolari e conformi alla legge.

L’uso di dispositivi non omologati:

  • mina la fiducia nelle istituzioni
  • espone i cittadini a sanzioni illegittime
  • trasforma il controllo della velocità in una fonte di contenziosi

La sicurezza non può essere costruita su scorciatoie procedurali o su logiche di incasso.


Un precedente che potrebbe avere effetti nazionali

Le decisioni del Tribunale di Verona potrebbero influenzare altri procedimenti in corso in tutta Italia. Molti Comuni utilizzano dispositivi TCS o strumenti simili, spesso privi di omologazione.

È probabile che le sentenze vengano richiamate in altri ricorsi, contribuendo a uniformare l’interpretazione della normativa.


Il futuro dei controlli elettronici: serve chiarezza normativa

Il caso dei TCS evidenzia la necessità di una normativa più chiara e di controlli più rigorosi sugli strumenti utilizzati per rilevare le infrazioni.

Le priorità dovrebbero essere:

  • garantire la precisione dei dispositivi
  • assicurare trasparenza nelle procedure
  • evitare l’uso di strumenti non certificati
  • tutelare i cittadini da sanzioni illegittime

Solo così si può costruire un sistema di controllo credibile e rispettato.


Conclusione: un richiamo alla legalità e alla trasparenza

Le sentenze Tribunale Verona su  omologazione autovelox rappresentano un richiamo forte e inequivocabile al rispetto della legge. Il messaggio è chiaro: i controlli sulla velocità sono necessari, ma devono essere effettuati con strumenti omologati e nel pieno rispetto delle norme.

La sicurezza stradale non può essere affidata a dispositivi non conformi né a interpretazioni arbitrarie della legge. La trasparenza e la legalità sono l’unica strada per garantire un rapporto corretto tra cittadini e istituzioni.

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