14 Agosto 2026 14:00
Trinitapoli. Operazione dei Carabinieri a Bari: 7 misure cautelari per presunta banda specializzata in assalti ai portavalori. Riconosciuto per la prima volta il “metodo mafioso”*
Nella mattinata di oggi il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda 7 persone gravemente indiziate di diversi reati.
Al centro dell’indagine c’è un’organizzazione che, secondo l’accusa, avrebbe base a Cerignola e si sarebbe specializzata in assalti di tipo paramilitare ai furgoni portavalori. Un’attività criminale complessa, che avrebbe richiesto pianificazione, mezzi e armi pesanti.
L’operazione di oggi: chi sono le persone coinvolte
L’ordinanza applica misure cautelari a 7 indagati. L’ipotesi di reato principale è associazione per delinquere aggravata. A questo si aggiungono le accuse di rapina aggravata dal metodo mafioso e di una serie di altri delitti che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero serviti a portare avanti le attività del gruppo.
Il provvedimento è il risultato di mesi di lavoro investigativo coordinato dalla DDA di Bari. Le misure sono state eseguite dai militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e al momento hanno natura provvisoria.
È importante ricordare che ci troviamo ancora nella fase delle indagini preliminari. Questo significa che gli elementi raccolti e la stessa misura cautelare dovranno essere valutati nel processo, con il pieno rispetto del contraddittorio tra accusa e difesa.
La base a Cerignola e il “mestiere” degli assalti ai portavalori
Dagli atti emerge il quadro di un’organizzazione con base operativa a Cerignola, in provincia di Foggia.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo era in grado di procurarsi in autonomia tutto ciò che serviva per realizzare assalti di grande impatto: automobili, armi da guerra ed esplosivo. L’obiettivo erano i furgoni che trasportano denaro contante.
Si tratta di una tipologia di crimine che richiede una logistica importante. Non si parla di rapine estemporanee, ma di azioni studiate nei dettagli, con ruoli precisi, vie di fuga e mezzi per forzare i blindati. Per questo gli investigatori parlano di tecnica “paramilitare”.
L’episodio sulla Statale 96 vicino Toritto: 6 novembre 2024
Tra i fatti contestati ce n’è uno avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la Strada Statale 96, nei pressi di Toritto, in provincia di Bari.
In quell’occasione, secondo l’accusa, il gruppo avrebbe usato materiale esplosivo e fucili d’assalto AK 47 Kalashnikov. Durante l’assalto sarebbero stati esplosi colpi anche contro le guardie giurate che erano a bordo del furgone.
Il mezzo trasportava circa 1 milione di euro in contanti. Al momento non è stato possibile stabilire con precisione quanto denaro il gruppo sia riuscito a prendere. Parte del bottino, infatti, sarebbe andato distrutto durante la stessa rapina, a causa dell’uso di esplosivo.
È uno degli episodi che, per modalità e violenza, ha attirato maggiormente l’attenzione degli investigatori.
Il furto di 4 autobus a Ostuni e le auto sequestrate a Trinitapoli
L’indagine contesta anche altri fatti preparatori. Tra questi, il furto di 4 autobus di linea avvenuto a Ostuni, in provincia di Brindisi, il 15 aprile 2025.
Per gli inquirenti quel furto non era un obiettivo a sé. Gli autobus sarebbero stati sottratti con l’intento di utilizzarli successivamente per altri assalti, probabilmente come mezzo per bloccare strade o per depistare.
Sempre nell’ambito delle attività investigative, i Carabinieri hanno individuato e sequestrato 7 autovetture. I veicoli, di provenienza ritenuta delittuosa, erano stati nascosti all’interno di un autoparco a Trinitapoli, in provincia di BAT.
Questi sequestri fanno parte della strategia per colpire non solo le persone, ma anche i mezzi utilizzati per commettere i reati.
Cosa significa “metodo mafioso” in questo caso
Uno degli aspetti più rilevanti di questa ordinanza è il riconoscimento, per la prima volta in questo tipo di procedimenti gestiti dalla DDA di Bari, dell’aggravante del metodo mafioso.
Perché la DDA ha ritenuto di contestarlo? Nella richiesta ci sono diversi elementi indicati come significativi:
1. *La contiguità dei soggetti*. Gli indagati, secondo l’accusa, risulterebbero contigui a contesti della criminalità organizzata già attiva sul territorio.
2. *Le modalità operative*. Si parla di ferocia e spregiudicatezza, di azioni plateali ed eclatanti. Tecniche operative di tipo paramilitare, pianificazione complessa e preventiva, impiego massivo di uomini, mezzi, armi da guerra ed esplosivi.
3. *L’effetto intimidatorio*. Da tempo, sottolinea la DDA, gli assalti ai portavalori con queste caratteristiche sono diventati una sorta di “brand” criminale attribuito alla criminalità organizzata di Cerignola. Un marchio che servirebbe a generare paura e sottomissione, non solo nei luoghi di origine del gruppo, ma in tutti i territori dove questo tipo di delitto si è manifestato.
In pratica, l’idea è che la forza di queste azioni non sia solo nel colpo in sé, ma anche nel messaggio che trasmette: una dimostrazione di potenza che mira a incutere timore.
Come sono andate le indagini
Per arrivare a questo provvedimento i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari hanno lavorato per mesi.
Gli strumenti usati sono stati i classici delle grandi inchieste: intercettazioni ambientali, servizi di pedinamento e osservazione. Fondamentali, si legge nel comunicato, anche le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia.
Durante l’attività sono emersi anche elementi relativi a possibili connivenze di cui alcuni degli indagati godrebbero nel territorio di Cerignola. Su questo punto le indagini restano aperte e sarà il processo a fare chiarezza.
Cosa succede adesso: la fase processuale
Con l’esecuzione delle misure cautelari inizia una nuova fase. Le 7 persone raggiunte dal provvedimento hanno ora la possibilità di difendersi. Possono chiedere il riesame della misura davanti al Tribunale competente e presentare le proprie argomentazioni.
Ribadiamo un concetto centrale: siamo nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare si basa su un giudizio di “gravi indizi di colpevolezza”, cioè su una probabilità. Non è e non può essere considerata una sentenza di condanna.
Solo al termine di un processo, con una sentenza o un decreto penale di condanna divenuti definitivi, si potrà parlare di responsabilità accertata.
Presunzione di innocenza: il rispetto delle regole
Per legge, e per rispetto della Costituzione, tutte le persone coinvolte in un’indagine sono da considerarsi innocenti fino a prova contraria.
Lo stabilisce l’articolo 27, secondo comma, della Costituzione, insieme agli articoli 1 e 115-bis del codice di procedura penale e all’articolo 2 del http://d.lgs. 188/2021.
Per questo motivo, nel raccontare i fatti è necessario usare un linguaggio corretto. Si parla di “indagati”, di “ipotesi accusatoria”, di “gravi indizi”. Evitiamo definizioni che anticipino un giudizio.
C’è anche un’altra regola importante. Ai sensi dell’articolo 114 del codice di procedura penale e dell’articolo 5 del http://d.lgs. 106/2006, non è consentito pubblicare il testo integrale dell’ordinanza che applica la misura cautelare. Il divieto vale fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare.
L’Ufficio della Procura chiede quindi la collaborazione di tutti gli organi di informazione: diffondere la notizia con sobrietà, senza toni colpevolistici, senza usare espressioni che ledano la presunzione di innocenza e senza pubblicare immagini di persone sottoposte a restrizione della libertà personale.
Perché se ne parla: l’interesse pubblico
La diffusione di questa notizia risponde a un’esigenza di interesse pubblico.
Gli assalti ai portavalori non sono reati comuni. Coinvolgono la sicurezza dei cittadini, delle guardie giurate e di chi si trova a passare in quei momenti sulle strade. Quando si usano esplosivi e armi da guerra in aperta campagna o vicino a centri abitati, il rischio per le persone aumenta in modo esponenziale.
Inoltre, il riconoscimento del metodo mafioso in questo tipo di reati è un passaggio importante. Segnala come alcuni gruppi criminali cerchino di usare la violenza eclatante non solo per rubare, ma anche per affermare il proprio potere.
Informare significa anche mettere in guardia e permettere alle istituzioni di lavorare con il supporto dell’opinione pubblica, sempre nel rispetto delle regole e dei diritti di tutti.
### Cosa cambia sul territorio
Cerignola, Toritto, Ostuni, Trinitapoli: sono comuni diversi, ma collegati da questa inchiesta.
Per le comunità locali la notizia ha un impatto diretto. Da un lato c’è il sollievo per un’operazione che prova a interrompere una catena di reati. Dall’altro resta la preoccupazione per la capacità di questi gruppi di organizzarsi, di reperire armi ed esplosivi, di muoversi tra province diverse.
Il lavoro dei Carabinieri e della DDA va proprio in questa direzione: colpire l’organizzazione nella sua interezza, non solo gli esecutori materiali di un singolo colpo.
### In sintesi
Oggi a Bari sono state eseguite 7 misure cautelari. L’accusa è di associazione per delinquere e rapina aggravata dal metodo mafioso, con riferimento ad assalti ai portavalori e ad altri reati collegati.
Tra i fatti contestati spiccano l’assalto del 6 novembre 2024 sulla SS96 a Toritto e il furto di 4 autobus a Ostuni dell’aprile 2025. Sono state sequestrate anche 7 auto a Trinitapoli.
Per la prima volta in un procedimento di questo tipo la DDA di Bari ha contestato il metodo mafioso, evidenziando pianificazione, uso di armi da guerra e finalità intimidatoria.
Le indagini hanno usato intercettazioni, pedinamenti e dichiarazioni di collaboratori.
Il procedimento è ancora alle battute iniziali. Gli indagati hanno diritto a difendersi e la loro posizione dovrà essere vagliata da un giudice nel corso del processo.
Noi continueremo a seguire gli sviluppi, raccontandoli con i fatti disponibili e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
_Nota per i lettori: questo articolo è stato redatto sulla base del comunicato diffuso dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Bari. Le informazioni riportate riguardano la fase delle indagini preliminari. Tutte le persone menzionate sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna._



