Ucraina,  fondi Ue droni cinesi: la deroga per acquistare componenti dalla Cina

L’Ucraina fondi Ue droni cinesi è il nuovo dossier che accende il dibattito a Bruxelles. Secondo quanto riportato dal Financial Times, citando due fonti a conoscenza del fascicolo, Kiev ha ottenuto una deroga per destinare una parte di una tranche da 6 miliardi di euro, proveniente dal prestito Ue per l’Ucraina, all’acquisto di componenti per droni dalla Cina. La decisione mette in luce una contraddizione evidente: i soldi europei pensati per rafforzare la difesa di Kiev finiranno in parte a finanziare forniture prodotte in Cina, in un momento in cui l’Ue sta cercando di costruire una base industriale autonoma nel settore della difesa.

La deroga sui 6 miliardi e cosa prevede l’accordo

Il prestito da 6 miliardi di euro fa parte del pacchetto di aiuti macro-finanziari che l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’Ucraina per sostenere lo sforzo bellico e la ricostruzione. La particolarità emersa nelle ultime ore riguarda la destinazione d’uso di una quota di questi fondi. Le fonti citate dal Financial Times spiegano che Kiev ha chiesto e ottenuto una deroga specifica per poter acquistare componenti per droni prodotti in Cina. Non si tratterebbe dell’intera tranche, ma di una parte significativa destinata a colmare un bisogno immediato sul campo di battaglia. I droni, sia da ricognizione che FPV, sono diventati uno strumento centrale nel conflitto e la domanda ucraina supera di gran lunga la capacità produttiva interna e quella europea attuale.

Perché l’Ucraina guarda alla Cina per i droni

La scelta di rivolgersi a fornitori cinesi nasce da una questione di tempi e costi. Le aziende europee di difesa non riescono al momento a garantire volumi sufficienti e prezzi competitivi per rispondere alla richiesta massiccia di componenti elettronici, motori, batterie e schede di controllo per droni. La Cina, al contrario, domina la filiera produttiva globale di questi pezzi e riesce a consegnare in tempi rapidi. Per Kiev è una necessità operativa. Sul fronte non si può aspettare che una nuova fabbrica europea entri a regime tra 12 o 18 mesi. Serve materiale ora. La deroga concessa dall’Ue riconosce di fatto questa urgenza, anche se solleva interrogativi politici e strategici sul rischio di dipendenza da un Paese terzo in un settore così sensibile.

Le lacune della produzione di difesa Ue e le reazioni a Bruxelles

La decisione di autorizzare l’uso dei fondi Ue per comprare componenti cinesi evidenzia, come osserva lo stesso Financial Times, le lacune che permangono nella produzione interna di difesa dell’Ue. Nonostante gli sforzi degli ultimi due anni per rafforzare la base industriale europea, la capacità di produrre su larga scala droni e parti correlate resta limitata. Molti Stati membri hanno firmato accordi e stanziato risorse, ma la riconversione delle linee produttive e la creazione di nuove catene di fornitura richiedono tempo. A Bruxelles la notizia ha già creato malumori. Da un lato c’è chi sostiene che la priorità sia dare all’Ucraina gli strumenti per difendersi. Dall’altro chi teme che finanziare indirettamente l’industria cinese vada contro l’obiettivo di autonomia strategica che l’Europa si è data.

Condividi sui social