Regeni un italiano in Egitto 9 giorni di: mutilazioni, torture estreme, fino ad ucciderlo, lo Stato italiano continua a fare affari con gli aguzzini, il governo Meloni ha classificato l’Egitto come “paese sicuro”.
La sera del 25 gennaio 2016 (giorno dell’anniversario della rivoluzione di Piazza Tahrir, con il Cairo blindato dalle forze di sicurezza), Giulio esce di casa per incontrare degli amici.
Il rapimento
Viene rapito presso la stazione della metropolitana di Dokki, da quel momento scompare nel nulla, entrando nella rete delle carceri clandestine del regime.
Nove giorni di torture: in Egitto Giulio ha subito “tutto il male del mondo”
La Procura di Roma ha parlato di “torture atroci e metodiche” volte a spezzare la resistenza del ragazzo, accusato infondatamente di essere una spia straniera. Sul suo corpo l’autopsia italiana ha riscontrato “tutto il male del mondo”.
- Violenze fisiche estreme: Calci, pugni, percosse con bastoni e sbarre di ferro.
- Mutilazioni e bruciature: Dita delle mani e dei piedi fratturate, denti spezzati, tagli da oggetti contundenti su tutto il corpo e bruciature di sigaretta.
- Privazione di cibo e acqua: Giulio è stato tenuto in condizioni disumane, spogliato della sua stessa dignità.
I magistrati italiani hanno sottolineato come gli aguzzini abbiano infierito sul ragazzo per giorni in modo scientifico, alternando i tormenti per prolungare la sofferenza.
La causa del decesso e il ritrovamento (3 febbraio 2016)
La morte è sopraggiunta tra l’1 e il 2 febbraio 2016.
La causa cardine del decesso accertata dai periti è stata la frattura dell’osso ioide e delle vertebre cervicali, provocata da un violento meccanismo di torsione del collo o da una violentissima mazzata, che ha causato un soffocamento fatale.
l 3 febbraio 2016, il cadavere di Giulio viene fatto ritrovare abbandonato in un fosso lungo la strada statale che collega Il Cairo ad Alessandria, volutamente lasciato in un luogo visibile come macabro segnale di avvertimento.
La testimonianza di Maurizio Massari, ex ambasciatore italiano in Egitto, ricostruisce il drammatico ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, a un primo impatto quasi irriconoscibile a causa dei segni lasciati dalle violenze.
Il movente secondo i PM
Giulio Regeni è stato ucciso perché la dittatura militare di al-Sisi considerava pericolosa la sua attività di ricerca accademica sui sindacati indipendenti, interpretandola erroneamente come un tentativo di fomentare la rivolta sociale contro il regime.
Il regime di Abdel Fattah al-Sisi è ancora saldamente al potere in Egitto, lo stesso personaggio con cui ha siglato un accordo Tajani.
Giulio Regeni è stato ucciso perché la dittatura militare di al-Sisi considerava pericolosa la sua attività di ricerca accademica sui sindacati indipendenti, interpretandola erroneamente come un tentativo di fomentare la rivolta sociale contro il regime.
Il processo di primo grado per il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni si è formalmente chiuso ed è attualmente in attesa della sentenza, fissata per il 28 settembre 2026.
Il procedimento, svoltosi nell’aula di Piazzale Clodio a Roma, è giunto alle sue battute finali dopo oltre 30 udienze e decine di testimonianze. Di seguito lo stato attuale e tutti i dettagli cruciali del processo.
Al termine della requisitoria, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha formulato le seguenti richieste di condanna per i quattro agenti della National Security Agency (NSA) egiziana, tutti imputati contumaci (cioè mai presentatisi in aula e irreperibili).
- Ergastolo per il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif (accusato materialmente del reato di lesioni volontarie aggravate, tortura e omicidio).
- 17 anni e mezzo di reclusione ciascuno per gli altri tre ufficiali: il generale Sabir Tariq, il colonnello Usham Helmi e il colonnello Athar Kamel Mohamed Ibrahim (accusati di sequestro di persona pluriaggravato).
- Risarcimento danni: La Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana si è costituita parte civile e ha richiesto un risarcimento di 2 milioni di euro nei confronti dei quattro imputati.
L’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha descritto l’intero dibattimento come un lunghissimo “percorso a ostacoli”, condizionato da:
‘avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha descritto l’intero dibattimento come un lunghissimo “percorso a ostacoli”, condizionato da:- Ostruzionismo dell’Egitto: Il Cairo non ha mai collaborato, rifiutando di fornire i domicili legali dei quattro agenti, impedendo così per anni la regolare notifica degli atti. Il processo è potuto ripartire solo grazie a uno storico pronunciamento della Corte Costituzionale italiana.
- Paura dei testimoni: i testimoni e persino i periti incaricati delle traduzioni hanno accettato di deporre solo dietro a un paravento o in modalità protetta, per il forte timore di subire gravi ritorsioni da parte del regime egiziano.
Chi era Giulio Regeni
Era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge, si trovava al Cairo per motivi di studio sui sindacati indipendenti egiziani.
La Procura di Roma ha stabilito che Regeni è stato sequestrato, torturato e ucciso da appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.
Le autorità egiziane hanno tentato il depistaggio con versioni false, tra cui un finto incidente stradale e una presunta banda criminale.
La famiglia lotta da dieci anni per la verità e la giustizia.
L’accusa ha smentito ogni illazione sul fatto che Giulio fosse una spia.
ino ad ora è prevalsa la realpolitik; infatti, nonostante il caso Regeni, l’Italia ha continuato a stringere contratti multimiliardari con il Cairo, comprese imponenti forniture da guerra (fregate Fremm) e sistemi di difesa aerea.
Gli interessi energetici di Eni
La scoperta del mastodontico giacimento di gas naturale Zohr al largo delle coste egiziane da parte dell’italiana Eni ha reso l’Egitto un partner energetico imprescindibile per la sicurezza nazionale e l’approvvigionamento.
Nelle aule di tribunale, i pubblici ministeri hanno apertamente accusato gli apparati statali del Cairo di “coprire gli aguzzini”, creando un forte contrasto visivo tra la rigidità del processo penale e la flessibilità degli accordi geopolitici ed economici.
Il governo Meloni ha avuto il coraggio di inserire l’Egitto nella classificazione di “Paesi di origine sicuri”, sebbene l’Egitto continua a non essere un posto sicuro e a violare i diritti umani.
Nelle aule di tribunale, i pubblici ministeri hanno apertamente accusato gli apparati statali del Cairo di “coprire gli aguzzini“, creando un forte contrasto visivo tra la rigidità del processo penale e la flessibilità degli accordi geopolitici ed economici.
Il governo Meloni ha avuto il coraggio di inserire l’Egitto nella classificazione di “Paesi di origine sicuri“
Una decisione che ci lascia abbastanza allibiti, in quanto l’Egitto continua a non essere un posto sicuro, e a violare i diritti umani.
La Commissione Cinema (Contributi Selettivi), ha negato i fondi per il documentario “Tutto il male del mondo”, dedicato a Giulio Regeni.
Due tra i membri più autorevoli della commissione, il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti, l’esperto Massimo Galimberti, e l’operatrice culturale Ginella Vocca, si sono dimessi dall’organo di valutazione, subito dopo il diniego.
GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI !
Gli altri 12 membri della commissione:
- Valerio Caprara
- Tiziana Carpinteri
- Giacomo Ciammaglichella
- Benedetta Cicogna
- Pasqualino Damiani
- Selma Jean Dell’Olio
- Benedetta Fiorini
- Giorgio Gandola
- Mariarosa Cristina Beatrice Mancuso
- Pier Luigi Manieri
- Fabio Melelli
- Stefano Zecchi
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