Vannacci dove prende le sue idee sull’aborto e perché punta a rifondare la destra cattolica e conservatrice

 

Vannacci dove prende le sue idee sull’aborto e sulla famiglia? È la domanda che molti si fanno dopo le ultime uscite del generale. Le proposte di Vannacci sull’aborto, sulla maternità, sui diritti civili sembrano idee non attuali, superate dalla storia, ma che vengono rilanciate con forza per un motivo preciso: accattivarsi certi ambienti cattolici e conservatori e recuperare spazi liberi a destra per rifondarla, non per fare alleanza.

 

Vannacci non sta cercando un posto nel centrodestra, sta cercando di creare un suo spazio. E lo fa pescando a piene mani da un armamentario ideologico vecchio di 50 anni.

 

Vannacci e l’ultima trovata sull’aborto: da dove viene

 

L’ultima idea di Vannacci sull’aborto ricalca quasi parola per parola le tesi del Movimento Sociale di Almirante degli anni ’70 e del Movimento per la Vita di Carlo Casini del 1981. L’idea di fondo è sempre la stessa: l’aborto non è un diritto, è una sconfitta dello Stato che non aiuta le donne a diventare madri. Lo Stato deve dissuadere, non garantire.

 

Da dove prende Vannacci queste idee? Non certo dalla società italiana del 2025, dove la Legge 194 è considerata acquisita da oltre l’80% degli italiani, secondo tutti i sondaggi. Vannacci le prende da tre serbatoi ben precisi.

 

Il primo serbatoio è quello della destra tradizionale e missina, quella di Almirante e di Giorgio Almirante che nel 1978 votò contro la 194 e nel 1981 fece campagna per abrogarla. Sono testi, comizi, libri di quella stagione che oggi Vannacci ripropone come se fossero nuovi.

 

Il secondo serbatoio è quello cattolico integralista e conservatore, ormai superato dalla storia e dallo stesso Papa Francesco. Parliamo di ambienti come quelli legati a certi circoli tradizionalisti, a blog e associazioni che rimpiangono una Chiesa pre-conciliare, che vedono nella famiglia tradizionale l’unico modello possibile e che considerano ogni apertura sui diritti civili come una decadenza dell’Occidente. Sono ambienti minoritari nella Chiesa italiana, ma molto rumorosi sui social, molto attivi e con una grande capacità di mobilitazione e di finanziamento.

 

Il terzo serbatoio è quello internazionale della destra conservatrice americana, quella dei repubblicani più estremi, dell’America di Trump che ha cancellato la sentenza Roe contro Wade, degli ideologi come Steve Bannon. Vannacci legge molto quel mondo, lo cita spesso, ne condivide l’idea di una guerra culturale contro il progressismo.

 

Vannacci non inventa nulla, ricicla idee non attuali per un pubblico preciso

 

La strategia di Vannacci è chiara a chi studia comunicazione politica: prendere idee non attuali, che la politica ufficiale ha archiviato, e riproporle come coraggiose e controcorrente. Dire quello che gli altri non osano dire.

 

Sull’aborto Vannacci non propone l’abrogazione diretta della 194, sa che sarebbe impopolare, ma propone la sua applicazione al contrario: più obiettori, più consultori cattolici, più soldi per chi non abortisce, più difficoltà burocratiche. È la stessa strategia usata in Polonia e in Ungheria da Orban e Kaczynski.

 

Sono idee che la storia ha già giudicato. L’Italia ha già votato due volte sull’aborto nel 1981 e ha scelto di mantenere la legge. Le donne italiane hanno già deciso. Ma Vannacci fa finta che quel dibattito sia ancora aperto, perché sa che riaprirlo gli garantisce visibilità e l’applauso di quegli ambienti cattolici e conservatori che si sentono traditi da Fratelli d’Italia e dalla Lega.

 

Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni infatti ha scelto una linea più prudente: non toccare la 194. La Lega di Salvini parla di natalità ma non mette in discussione l’aborto. Resta quindi uno spazio vuoto a destra di Fratelli d’Italia, uno spazio libero fatto di elettori che vorrebbero una destra più dura sui temi etici, più cattolica, più identitaria.

 

Ed è lì che Vannacci si vuole infilare.

 

Vannacci non vuole fare alleanza, vuole rifondare la destra

 

Questo è il punto centrale per capire Vannacci. Vannacci non vuole fare alleanza con Meloni e Salvini. Non vuole essere il loro alleato junior. Vuole rifondare la destra italiana su basi diverse.

 

La sua ambizione non è entrare nel centrodestra, è sostituirlo. O meglio, è creare un polo alternativo a destra del centrodestra, che prenda voti da Fratelli d’Italia, dalla Lega, dai delusi di Forza Italia e da quel mondo cattolico che non vota più.

 

Per farlo, Vannacci ha bisogno di distinguersi. Non può distinguersi sull’economia, sull’Europa o sull’immigrazione, dove Meloni e Salvini hanno già detto tutto. Deve distinguersi sui temi etici e culturali. E quindi ecco l’aborto, ecco la famiglia tradizionale, ecco la lotta alla teoria gender nelle scuole, ecco la difesa della messa in latino.

 

Sono tutti temi che servono a dire: io sono più puro, io sono più coerente, io non ho tradito.

 

È la vecchia tattica di chi vuole rifondare un’area politica: spostarsi più a destra per accusare gli altri di essere diventati moderati. Lo fece Almirante con la Democrazia Cristiana negli anni ’60, lo fece Bossi con Berlusconi negli anni ’90, lo sta facendo Vannacci oggi con Meloni.

 

Perché Vannacci cerca proprio gli ambienti cattolici e conservatori superati dalla storia

 

Perché sono gli unici che hanno ancora una struttura. Gli ambienti cattolici conservatori, anche se minoritari e superati dalla storia, hanno associazioni, centri culturali, siti, case editrici, canali YouTube, gruppi Telegram con centinaia di migliaia di iscritti. Hanno soldi, hanno sedi, hanno militanti disposti a fare volantinaggio gratis.

 

Sono un esercito già pronto che aspettava solo un leader. E Vannacci si è proposto come quel leader.

 

Vannacci sa che l’elettore moderato non lo voterà mai, ma non gli interessa. A lui interessa l’elettore radicale, quello che si sente abbandonato, quello che pensa che l’Italia sia ormai una colonia del politicamente corretto. A quell’elettore puoi vendere idee vecchie come se fossero nuove, perché quell’elettore le rimpiange.

 

Le idee di Vannacci sull’aborto non sono pensate per vincere un referendum, sono pensate per accattivarsi quel mondo. Sono un segnale di appartenenza. Dire “sono contro l’aborto” oggi in Italia non è una proposta di legge, è un modo per dire “sono uno di voi, sono contro il sistema”.

 

La strategia elettorale di Vannacci: il libro, i social, i tour

 

Vannacci ha capito una cosa che molti politici non hanno capito: non serve un partito per esistere, serve una community.

 

Il suo libro Il Mondo al Contrario è stato il manifesto. Un libro pieno di idee non attuali, che mescola tesi sulla famiglia, sulla patria, sul gender, prese di peso dalla destra americana e dalla destra missina degli anni ’70, ma presentate come verità scomode.

 

Il libro ha venduto 200 mila copie senza una casa editrice importante, solo grazie al passaparola di quegli ambienti cattolici e conservatori. Da lì è nato un tour in tutta Italia, fatto in oratori, sale parrocchiali, circoli di destra, agriturismi. Luoghi che la politica ufficiale aveva abbandonato.

 

Su TikTok e Instagram Vannacci parla direttamente ai giovani maschi arrabbiati, delusi, che si sentono emarginati dalla società. A loro offre un nemico chiaro: il politicamente corretto, il femminismo, l’aborto come simbolo di una società che non fa più figli.

 

È propaganda efficace, perché semplice. Non ha bisogno di essere attuale, ha bisogno di essere emotiva.

 

Cosa rischia la destra italiana con l’operazione Vannacci

 

L’operazione di Vannacci rischia di spaccare la destra italiana in due. Da una parte una destra di governo, quella di Meloni, che deve mediare con l’Europa e con il Vaticano di Papa Francesco. Dall’altra una destra identitaria e cattolica conservatrice, che non vuole mediare con nessuno e che vuole rifondare tutto.

 

Vannacci non vuole fare alleanza perché l’alleanza lo indebolirebbe. Se si allea con Meloni diventa un suo sottosegretario. Se resta fuori, resta puro e può crescere.

 

Il suo modello non è Salvini, è Eric Zemmour in Francia, il giornalista che ha provato a rifondare la destra francese a destra di Marine Le Pen puntando tutto sui temi etici e identitari. O come in Spagna Vox, che è nato a destra del Partito Popolare proprio sui temi della famiglia e dell’aborto.

 

Sono partiti che non hanno vinto le elezioni, ma hanno spostato tutto il dibattito a destra e hanno costretto i partiti principali a inseguirli.

 

Ed è esattamente quello che Vannacci vuole fare in Italia.

 

Conclusione

 

Vannacci dove prende le sue idee? Le prende dal passato. Le prende da un mondo cattolico e conservatore che la storia ha superato, che non rappresenta più la maggioranza degli italiani ma che è ancora organizzato, motivato e arrabbiato.

 

Le sue idee sull’aborto non sono nuove, sono vecchie di 50 anni. Ma sono utili. Utili per accattivarsi quegli ambienti, per farsi conoscere, per occupare uno spazio libero a destra che Fratelli d’Italia ha lasciato vuoto.

 

Vannacci non cerca alleanze, cerca una rifondazione. Non vuole entrare nella destra di governo, vuole costruirne una nuova, più radicale, più identitaria, più legata a valori non più attuali ma ancora capaci di mobilitare.

 

Sarà la storia a dire se ci riuscirà. Ma la sua strategia è chiara: più si parlerà di Vannacci e delle sue idee sull’aborto, più il suo obiettivo sarà raggiunto.

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