Assalti ATM Foggia, i Carabinieri di Vasto: 7 arresti per 12 colpi con marmotte esplosive e 200 mila euro rubati

Sono scattate le manette per gli autori dei gravi Assalti ATM Foggia, i Carabinieri di Vasto, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti ritenuti responsabili di 12 assalti a sportelli bancomat di vari istituti bancari. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Vasto, in provincia di Chieti, ma con epicentro operativo nella provincia di Foggia, dove la banda aveva messo a segno i colpi più pesanti.
Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vasto, Dott. Domenico Angelo Raffaele Seccia, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di reità a carico degli indagati. Secondo quanto emerso, il gruppo avrebbe sottratto somme per un totale di oltre 200.000 euro, utilizzando una tecnica particolarmente pericolosa e distruttiva: l’impiego di marmotte esplosive per far saltare i dispositivi ATM.
L’operazione è ancora in corso con perquisizioni domiciliari e personali eseguite dai militari con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia, reparto specializzato in interventi in aree impervie e nella cattura di latitanti. Il GIP del Tribunale di Vasto ha accolto la richiesta della Procura, disponendo il carcere per tutti e sette gli indagati, considerati pericolosi e a rischio di reiterazione del reato.
Si tratta di uno dei più importanti colpi inferti negli ultimi mesi al fenomeno degli assalti ai bancomat nel centro sud Italia, un fenomeno che non causa solo danni economici alle banche, ma mette a rischio concreto la sicurezza dei cittadini e dei residenti che vivono vicino agli istituti presi di mira.
cosa è successo in provincia di Foggia
Nelle prime ore del mattino i Carabinieri della Compagnia di Vasto hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Vasto. I militari hanno raggiunto diverse abitazioni nella provincia di Foggia, dove risiedevano i 7 soggetti indagati a vario titolo per gli assalti agli ATM.
L’operazione, come si legge nella nota stampa ufficiale della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, Compagnia Carabinieri Vasto, ha riguardato 12 episodi distinti, tutti accomunati dallo stesso modus operandi. La banda agiva di notte, prendeva di mira sportelli bancomat isolati o situati in piccoli centri, dove la risposta delle forze dell’ordine richiede più tempo, e faceva esplodere il dispositivo.
Il bottino complessivo supera i 200.000 euro in contanti, una cifra importante se si considera che ogni ATM contiene mediamente tra i 15.000 e i 30.000 euro. Ma il danno reale è molto più alto, perché ogni esplosione distrugge completamente lo sportello, danneggia gravemente la facciata dell’edificio della banca e spesso rende inagibile l’intera filiale per settimane.
Le perquisizioni in atto, supportate dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia, servono a cercare ulteriore materiale esplosivo, attrezzi da scasso, denaro contante ancora in possesso degli indagati e indumenti utilizzati durante i colpi. Un lavoro meticoloso che mira a consolidare il quadro accusatorio già ritenuto solido dalla Procura.
come agiva la banda delle marmotte esplosive
La tecnica della marmotta esplosiva è una delle più pericolose nel panorama criminale degli assalti ai bancomat. Si tratta di un ordigno artigianale, ma ad alto potenziale, composto da un tubo metallico riempito di polvere pirica o esplosivo potenziato, collegato a una miccia a lenta combustione o a un detonatore elettrico.
I criminali inseriscono la marmotta nella fessura di erogazione del denaro o la fissano allo sportello con nastro adesivo o calamite. Dopo averla innescata, si allontanano di pochi metri, spesso riparandosi dietro l’auto utilizzata per la fuga, e attendono l’esplosione. La deflagrazione è violentissima: divelle lo sportello, proietta schegge metalliche a decine di metri e apre il caveau interno dove sono custodite le mazzette di banconote.
È un metodo che espone a rischi enormi. Basta una scintilla o un errore nel dosaggio per rimanere uccisi. Inoltre, i residenti dei piani superiori delle banche o delle case vicine vengono svegliati da un boato paragonabile a una bomba. Non è raro che le schegge colpiscano auto parcheggiate, vetrine e persino abitazioni private.
Proprio la pericolosità di questa tecnica ha spinto il GIP a disporre la misura più grave, il carcere. Non siamo di fronte a semplici furti, ma a condotte che integrano i reati di rapina impropria, danneggiamento aggravato, detenzione e porto illegale di materiale esplodente e procurato pericolo per l’incolumità pubblica. Reati che, se confermati in giudizio, possono portare a pene superiori ai dieci anni.
le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Vasto
Le indagini che hanno portato ai 7 arresti sono state complesse e sono durate diversi mesi. Il punto di partenza è stato l’analisi dei 12 assalti avvenuti tra la provincia di Foggia e le aree limitrofe, tutti con caratteristiche identiche. I Carabinieri di Vasto, coordinati dal Procuratore Dott. Domenico Angelo Raffaele Seccia, hanno incrociato diversi elementi investigativi.
Fondamentale è stato l’utilizzo delle immagini di videosorveglianza. Gli ATM sono dotati di telecamere interne e le banche di sistemi esterni, ma la banda agiva con volti coperti da passamontagna e cappucci. I militari hanno quindi lavorato sulle tracce lasciate sul posto: impronte di pneumatici, residui di esplosivo, frammenti di marmotte non esplose completamente, che hanno permesso di risalire alla tipologia di polvere utilizzata e al possibile canale di approvvigionamento.
Altro elemento decisivo sono state le celle telefoniche. Gli investigatori hanno analizzato il traffico telefonico nelle ore e nei luoghi degli assalti, individuando una serie di utenze che risultavano presenti in tutti e 12 gli episodi, nonostante gli orari notturni e la posizione isolata degli sportelli. Un incrocio che ha permesso di identificare il nucleo del gruppo.
Infine, il monitoraggio degli spostamenti. Le auto utilizzate per i colpi, spesso rubate poco prima e poi incendiate dopo, sono state seguite attraverso i varchi autostradali e i sistemi di lettura targhe. Questo ha permesso di ricostruire i percorsi dalla provincia di Foggia verso il Molise e l’Abruzzo, area di competenza della Compagnia di Vasto che ha avuto l’intuizione di collegare tutti gli episodi in un’unica inchiesta.
chi sono i 7 arrestati e cosa rischiano ora
I 7 soggetti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono tutti residenti nella provincia di Foggia e ritenuti, a vario titolo, responsabili degli assalti. Secondo l’impianto accusatorio, all’interno del gruppo esistevano ruoli ben definiti: chi procurava l’esplosivo, chi preparava le marmotte, chi aveva il compito di autista e chi materialmente inseriva l’ordigno nel bancomat.
L’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Vasto parla di gravi indizi di reità, formula che indica che il giudice ha ritenuto solide le prove raccolte dalla Procura. Per tutti è stata disposta la custodia in carcere, senza concessione degli arresti domiciliari, proprio per la gravità dei fatti e per il pericolo di fuga e di reiterazione.
Ora si aprirà la fase dell’interrogatorio di garanzia, durante la quale gli indagati, assistiti dai loro legali, potranno rispondere alle accuse o avvalersi della facoltà di non rispondere. La Procura di Vasto, guidata dal Dott. Seccia, dovrà poi decidere se chiedere il giudizio immediato o proseguire con ulteriori approfondimenti investigativi.
Dal punto di vista penale, oltre al furto aggravato e alla rapina, i reati contestati includono la detenzione illegale di materiale esplodente, il danneggiamento aggravato e l’interruzione di pubblico servizio, perché ogni ATM distrutto priva una comunità di un servizio essenziale, soprattutto nei piccoli centri dove non esistono alternative vicine. Le pene, in caso di condanna, potrebbero superare cumulativamente i 15 anni di reclusione per i ruoli apicali.
il ruolo dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia
A supporto dei Carabinieri della Compagnia di Vasto è intervenuto lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia, un reparto d’elite dell’Arma dei Carabinieri. Si tratta di militari altamente specializzati, addestrati per operare in ambienti difficili, perlustrare aree rurali e garantire la sicurezza durante operazioni ad alto rischio.
La presenza dei Cacciatori di Puglia nell’operazione contro gli assalti ATM Foggia non è casuale. La provincia di Foggia presenta vaste aree rurali, masserie isolate e strade di campagna dove i ricercati possono tentare la fuga o nascondere armi ed esplosivo. I Cacciatori, grazie all’impiego di elicotteri e di unità cinofile, sono in grado di bonificare rapidamente queste zone e di impedire qualsiasi tentativo di fuga.
Il loro impiego testimonia anche la pericolosità dei soggetti arrestati. Quando si ha a che fare con persone che maneggiano esplosivo con disinvoltura, è necessario adottare misure di sicurezza massime, sia per i militari che per i cittadini. Le perquisizioni vengono quindi eseguite con artificieri al seguito, pronti a intervenire in caso di ritrovamento di ordigni ancora attivi.
perché gli assalti ai bancomat sono aumentati in Italia
Il caso di Foggia e Vasto si inserisce in un trend nazionale preoccupante. Negli ultimi tre anni gli assalti agli ATM con esplosivo sono aumentati di oltre il 40 per cento in tutta Italia, con una concentrazione particolare tra Puglia, Campania, Abruzzo e Molise. Le ragioni sono diverse.
In primo luogo, il bottino è relativamente facile e immediato. A differenza di una rapina in banca, che richiede di entrare, minacciare i dipendenti e aprire casseforti a tempo, far saltare un bancomat richiede pochi minuti e garantisce contanti immediatamente spendibili.
In secondo luogo, l’esplosivo è diventato più facilmente reperibile. Le marmotte vengono costruite con polvere pirica acquistabile illegalmente o sottratta da cave e cantieri edili. Su internet circolano tutorial che spiegano come assemblarle, anche se spesso in modo approssimativo e pericoloso.
Infine, c’è il fattore della deterrenza. Molti ATM si trovano in zone poco illuminate, senza vigilanza privata e lontani dalle caserme. Le banche, per contenere i costi, hanno ridotto il personale nelle filiali periferiche, rendendo più semplice agire indisturbati di notte. Proprio per questo operazioni come quella dei Carabinieri di Vasto sono fondamentali: dimostrano che esiste un controllo capillare del territorio e che gli autori vengono identificati anche a distanza di mesi.
cosa cambia per la sicurezza dei cittadini e delle banche
Dopo ogni ondata di assalti, gli istituti bancari corrono ai ripari con nuove tecnologie. Gli ATM di ultima generazione sono dotati di sistemi di macchiatura delle banconote: in caso di esplosione o di manomissione, un dispositivo inietta inchiostro indelebile sulle mazzette, rendendole inutilizzabili e quindi vanificando il furto. Altri sportelli sono dotati di sensori di vibrazione e di gas che bloccano l’erogazione e avvisano immediatamente le forze dell’ordine.
Per i cittadini, però, il disagio rimane. Ogni bancomat distrutto significa dover percorrere chilometri per prelevare contante, un problema soprattutto per gli anziani e per chi vive in piccoli centri della provincia di Foggia. Inoltre, l’esplosione di una marmotta provoca un forte impatto psicologico su chi abita vicino alla banca.
L’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Vasto, con i 7 arresti per i 12 assalti, restituisce un senso di sicurezza e fiducia nelle istituzioni. Dimostra che il lavoro coordinato tra Procura, GIP, Carabinieri territoriali e reparti speciali come i Cacciatori di Puglia funziona e produce risultati concreti. Il messaggio che arriva alla criminalità è chiaro: anche se il colpo sembra facile, le indagini vanno avanti e alla fine portano all’identificazione dei responsabili.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori dettagli sulle perquisizioni in corso e sul materiale eventualmente sequestrato. L’inchiesta, coordinata dal Procuratore Seccia, potrebbe allargarsi ad altri episodi simili avvenuti in regioni vicine, perché il modus operandi della banda delle marmotte è stato riscontrato anche in altre province del sud Italia.
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