Clan dei Casamonica, la Cassazione conferma: è mafia

Roma, 17 gennaio 2024 – La Corte di Cassazione ha definitivamente stabilito che il clan dei Casamonica è una struttura criminale di stampo mafioso.

La sentenza, che ha accolto il ricorso del pubblico ministero, conferma le condanne inflitte a 27 imputati, tra cui anche i vertici del clan.

Sembra incredibile che ci sia voluto tanto per arrivare a tale conclusione   ma si sa che i tempi della giustizia italiana sono lunghi.

Giustizia è fatta.

La sentenza

La Suprema Corte ha riconosciuto che il clan Casamonica ha tutti i requisiti previsti dalla legge per essere considerato una mafia.

In particolare, i giudici hanno rilevato che il clan è dotato di una struttura gerarchica, di un codice d’onore e di un’intimidazione diffusa nei confronti della popolazione.

L’aggravante

La Cassazione ha inoltre riconosciuto l’aggravante della natura “armata” del sodalizio nei confronti di alcuni capi del clan. Per questi imputati, quindi, è stato disposto un nuovo processo di appello per la rideterminazione della pena.

Le conseguenze

La sentenza della Cassazione è un importante passo avanti nella lotta alla mafia. Essa conferma che anche le organizzazioni criminali che operano al di fuori delle tradizionali aree di radicamento della mafia possono essere considerate mafiose.

Il commento del procuratore capo di Roma

Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ha commentato la sentenza affermando che “si tratta di una sentenza storica che rappresenta un’importante vittoria nella lotta alla mafia”.

Pignatone ha inoltre aggiunto che “la sentenza conferma che il clan dei Casamonica è una struttura criminale organizzata e pericolosa, che deve essere combattuta con determinazione”.

Giuseppe Pignatone è un magistrato italiano, procuratore della Repubblica di Roma dal 2012 al 2019 e presidente del Tribunale di prima istanza della Città del Vaticano dal 3 ottobre 2019. Wikipedia.

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