Massimo Bossetti, condannato brutale uccisione della piccola Yara

Massimo Bossetti, condannato brutale uccisione della piccola Yara

Massimo Bossetti, condannato, ma non si fa la prova del DNA, come mai?

La questione non da poco, viene ripresa dalla #RedazioneAICIS

 in carcere (a vita) e quindi per la giustizia la partita è chiusa. Ma i suoi avvocati continuano a credere nella sua innocenza.
Quindi chiedono una cosa semplice: ripetere l’analisi sulla prova regina che, come oramai sappiamo tutti, è quella del DNA.

Lui – l’ergastolano – è Massimo Bossetti, condannato per la brutale uccisione della piccola Yara in quel di Brembate in Lombardia.

E’ colui che ha dato corpo a quel fantasma inizialmente chiamato “ignoto uno” comparso sulla scena del crimine attraverso una traccia di DNA rinvenuta sugli slip della povera bambina.
Un fantasma – ignoto uno – che ha preso le sembianze del Bossetti dopo una verifica di massa sul patrimonio genetico della popolazione maschile della zona di Brembate e dei paraggi.
Cosa potrebbe emergere secondo l’articolo di Ugo Terracciano?
“la difesa chiedeva l’esame di 98 reperti, fra cui le provette con 54 campioni di Dna estratti da slip e leggings di Yara, indumenti, biancheria, scarpe che la vittima indossava il 26 novembre 2010, nell’ultima serata della sua brevissima vita.

Ma i reperti, sotto sequestro, erano stati nel frattempo confiscati. Un tecnicismo che dice poco, se non fosse che – secondo la difesa:

– i campioni erano stati conservati male o peggio –
a seguito del nuovo provvedimento – deteriorati nel trasferimento dai frigoriferi dell’Ospedale San Raffaele di Milano all’Ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Bergamo.
Così, sempre secondo gli avvocati, sarebbe stata interrotta la catena del freddo col pericolo del deterioramento del tampone.”
L’omicidio di Yara Gambirasio avevo scosso molto l’opinione pubblica sia per l’età della vittima, 13 anni, che per il ritrovamento del corpo.

Ritrovamento avvenuto il 26 febbraio 2011, mentre lei era scomparsa il 26 novembre 2010.

L’indagine e la ricostruzione dalle 17:30 presso il centro sportivo di Brembate di Sopra, alle 18:55, ultimo segnale (telefonico) prima della scomparsa definitiva.

Primi errori, la pista errata, del marocchino ( 5 dicembre 2010)

Mohammed Fikri, ventiduenne operaio marocchino del cantiere edile di Mapello dove i cani molecolari sembrano aver rilevato l’ultima traccia di Yara, veniva indagato per una telefonata, mal interpretata.

Il 16 giugno 2014 viene arrestato Massimo Giuseppe Bossetti

L’arresto suscita clamore anche per l’annuncio in anticipo, del Ministro Alfano, che scavalca gli inquirenti.

il cui DNA nucleare è risultato sovrapponibile con quello dell’uomo definito “Ignoto 1”, ricavato dagli indumenti di Yara.

L’aplotipo, porterebbe a Gambirasio:

L’aplotipo (dal greco haplóos= singolo o semplice) si definisce la combinazione di varianti alleliche lungo un cromosoma,  ossia la percentuale di ricombinazione

Nella sostanza si tratta di un insieme di geni situati sullo stesso cromosoma, che inducono a “incastrare” Bossetti.

Il dubbio, in questo come in altri casi, che per chiudere il caso e dare un colpevole all’opinione pubblica che voleva sapere, si sia usato un metodo opinabile, seppure statisticamente rilevante.

La certezza ci sarebbe ripetendo il test del DNA, ma se i campioni sono stati mal conservati, lasciamo un uomo in carcere senza certezze?

Non sarebbe l’unico caso, pensiamo a Tortora per fare un esempio clamoroso, ma talvolta le ragioni della politica prevalgono sulla scienza!

 

 

 

 

 

 

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