Gioia Tauro: sfruttamento di braccianti
tendopoli di San Ferdinando, foto di DIRE

Gioia Tauro: sfruttamento degli stranieri addetti alla raccolta degli agrumi

Gioia Tauro: sfruttamento. Intervento dei militari del N.I.L. di Reggio Calabria a seguito della denuncia dei sei braccianti giunti in Calabria dalla Sicilia per raccogliere mandarini.

Sono quattro le ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari), nei confronti di un imprenditore della provincia di Siracusa e di tre “caporali”

Le ordinanze riguardano due italiani e un tunisino, ritenuti responsabili dello sfruttamento di braccianti agricoli extracomunitari addetti alla raccolta di agrumi nella piana di Gioia Tauro.

Contestualmente è stata posta sotto sequestro l’azienda di cui è titolare l’imprenditore.

indagini coordinate dal dott. Davide Lucisano, Sostituto Procuratore presso la Procura di Palmi

L’operazione parte dalla denuncia di un bracciante vittima di questa forma nuova di schiavitù.
La denuncia ha “incoraggiato” altri a dare ulteriori informazioni e conferme utili alle indagini in corso per poter assicurare alla giustizia gli indagati.

Il meccanismo scoperto

il “caporale” tunisino reclutava, in Sicilia, braccianti agricoli in profondo stato di bisogno per destinarli nella raccolta dei mandarini nella piana di Gioia Tauro promettendo loro ottimi guadagni.

L’Autorità Giudiziaria procede anche il gestore della struttura ricettiva di Palmi che aveva omesso di comunicare all’autorità di Pubblica Sicurezza i dati dei braccianti extracomunitari in essa alloggiati.

I braccianti dalla Sicilia, finivano a Reggio e sveglia all’alba, venivano portati nelle aziende agricole.

I caporali li tenevano d’occhio e sorvegliavano per far sfruttarli al massimo, dall’alba al tramonto, minacciandoli di licenziamento.

 Il loro compenso era di appena un euro per ogni cassetta raccolta. Ai lavoratori non venivano forniti nemmeno i previsti dispositivi di protezione

Al lavoro senza curarsi delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, non garantendo loro nemmeno alcuna forma di prevenzione alla diffusione della pandemia da covid-19.

Lo sfruttamento dei braccianti è un problema che si trascina da tempo e dietro c’è la Ndrangheta.

Una delle ultime operazione né è la riprova con la Polizia di Stato, intervenuta il 5 marzo 2021.

Ricordiamo l’intervento coordinato dalla Procura della Repubblica di Palmi nel corso dell’operazione denominata “Rasoterra”.

Altra nota dolente dell’operazione del 5 marzo:

Anche due africani fra i caporali

Ibrahim Ngom, detto Rasta, era un caporale che gestiva per conto di Filippo Raso i lavoratori extracomunitari, si occupava di reclutare i braccianti africani e di controllarne il lavoro.

Sfruttamento diffuso
volnatino

Due terzi dei braccianti assistiti nel 2019 hanno dichiarato di essere in possesso di un contratto di lavoro ma solo uno su dieci riceve una regolare busta paga.

Dichiarazione dei Medici per i diritti umani

Medu, il 67,8 per cento è in Italia da meno di tre anni. La situazione giuridica, l’alloggio, la condizione lavorativa: a Rosarno tutto è precario – ma lo sfruttamento è lo stesso per tutti i lavoratori stranieri: 25 euro al giorno per 8 -10 ore di lavoro. Oppure a cottimo: 1 euro a cassetta per i mandarini, 50 centesimi per le arance. Cifra da cui bisogna sottrarre il “pizzo” dovuto ai caporali: 3 euro per il trasporto e 3 per un panino e l’acqua, almeno stando ai dati che ci ha comunicato Flai-Cgil

fonte: Open Migration

Lo smantellamento della tendopoli è in programma

Il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, dichiara all’ANSA:

Aspettiamo che la Regione Calabria – aggiunge Mariani – metta a disposizione i fondi per varare un progetto di accoglienza e di residenza, utilizzando alcuni beni confiscati.

L’idea di fondo resta quella di offrire ai migranti strutture di residenza che assicurino dignità”.

“Si tratta di individuare – dice ancora il Prefetto di Reggio Calabria – strutture abitative già esistenti da ripristinare e trasformare in foresterie, con la disponibilità dei servizi essenziali”. 

Sui tempi di smantellamento della tendopoli, auspicata per evitare la situazione attuale di potenziale pericolo

Non ci sono però certezze perché si attende che la Regione Calabria metta a disposizione i finanziamenti che sono stati assicurati.”

 La Regione Calabria è pronta a finanziare, dice il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto

“Questa sistemazione – ha aggiunto – avrà comunque nelle immediate vicinanze tutti i servizi necessari, gli uffici comunali, e i presidi permanenti delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Stop con le tendopoli e con i campi, il nostro progetto è quello di realizzare una soluzione abitativa momentanea ma allo stesso tempo sicura e dignitosa”.

Dichiarazione ripresa dall’Agenzia Dire

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