Clan dei Casalesi dopo 26 anni al 41bis, si pente il boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

30 Marzo 2024, ha suscitato molte reazioni nel mondo politiche, il pentimento del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro :

«Dopo 26 anni di 41 bis, finalmente ha deciso di collaborare con la giustizia. Il carcere duro funziona: non dobbiamo mai perdere la speranza di sconfiggere la mafia».

Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare Antimafia:

«Il pentimento di Schiavone rappresenta l’ennesimo durissimo colpo alla camorra e al crimine organizzato e la vittoria dello Stato che non ha mai smesso di contrastare un fenomeno criminale devastante per il futuro della nostra nazione».

Raffaele Cantone, capo della Procura di Perugia, che si è occupato delle inchieste più importanti sul clan dei Casalesi era coinvolto :

«Il suo pentimento certifica la vittoria dello Stato. Adesso la speranza è che possa rendere dichiarazioni che permettano agli inquirenti di far luce su episodi che, ancora oggi, restano oscuri».

Pina Picierno vicepresidente del Parlamento europeo :

«Questa è una vittoria dello Stato. In futuro avremo modo di verificare se quanto racconterà il neo pentito sia affidabile e coerente con quanto accertato già dalla magistratura e se le sue parole aiuteranno a mettere in luce la più violenta stagione della camorra della storia».

Anche Roberto Saviano ha espresso sui social un suo pensiero :

«Sarà davvero così? Collaborerà dando informazioni importanti o farà come il figlio e la moglie, e altri ex capi, che ad oggi hanno detto molto poco? Conscio della debolezza dello Stato alla ricerca solo di poter comunicare un pentimento, gli basterà dare qualche prova di omicidio, qualche tangente ed evitarsi l’ergastolo?». «Per chi è cresciuto nella provincia dominata dai Casalesi, questa notizia ci dice innanzitutto una cosa: non esiste alcun principio camorristico insuperabile».

Agostino Santillo Vicepresidente del Gruppo M5S alla Camera dei deputati :

«Per chi è cresciuto nella provincia dominata dai Casalesi, questa notizia ci dice innanzitutto una cosa: non esiste alcun principio camorristico insuperabile»

Deputato campano della Lega Gianpiero Zinzi :

«Questo è il frutto di un grande lavoro che lo Stato sta portando avanti, dimostrando che la sua presenza sul territorio è forte, più di qualunque altra cosa. Oggi è una bella giornata di giustizia»

Sandro Ruotolo, responsabile dell’Informazione e Cultura della Segreteria del Pd, da anni sotto scorta per aver subito le minacce dal clan deii Casalesi :

«Il pentimento di Sandokan può avere sui Casalesi un effetto simile a quello che ebbe il pentimento di Tommaso Buscetta in Cosa Nostra».

Il boss Francesco Schiavone, oggi 70enne, per anni al vertice del clan dei Casalesi, capo delle organizzazioni criminali più potenti d’Italia, ha deciso di pentirsi, e di collaborare con la giustizia, dopo 26 anni di detenzione, a regime di 41 bis.

Il Primo arresto

Aveva 18 anni, Francesco Schiavone, quando fu arrestato per la prima volta, con l’accusa di detenzione di armi.

Erano gli anni ’80 quando Schiavone detto Sandokan, entra a far parte della Nuova Camorra Organizzata capeggiata dal boss Raffaele Cutolo.

Il boss era detenuto nel reparto di massima sicurezza de L’Aquila, proprio dove era detenuto Matteo Messina Denaro.

Anche i suoi 2 figli, Walter e Nicola, qualche anno fa, sono diventati collaboratori di giustizia.

 

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